08 Ottobre 2023

Certe Poesie possono salvare la vita. Le parole non dormono. Durs Grunbein (1962)

Claudio Volpi
Certe Poesie possono salvare la vita. Le parole non dormono. Durs Grunbein (1962)

In un suo recente testo, ‘Ipotesi’, dice che talune poesie possono salvare la vita. È stato così per lei?

“Sì, per me la poesia nei momenti di crisi è stata una risorsa di salvezza, in senso di recupero, di orientamento. Più in generale, direi che la poesia per me è il fondamento del senso dell’esistenza. Semmai si può sottolineare quanto poche siano le persone che partecipano di questa ricchezza” (dall’intervista del Corriere Della Sera del 1Ottobre 2023).

Stazione Termini

Ragazza dagli occhi grigi,
non ancora diciottenne,
zaino da mare in spalla,
si aggira tra la folla,
senza legami, spensierata.
Ci oltrepassa tutti con lo sguardo,
controlla brevemente il tabellone.
Firenze. Ancona. Napoli.
Sfreccia nel tempo:
lei è giovane, voi siete vecchi.
Un cucciolo di foca, finito
da solo su un banco di sabbia:
presto riprenderà il largo.

Pompei è viva

Dalla città vesuviana giunse
Notizia di un nuovo ritrovamento,
la dimora di un piccolo nucleo familiare.
Schiavi, a giudicare dalla modestia
Degli arredi rinvenuti:
brandine rudimentali, un baule,
qualche brocca, un orinale.
Un singolo timone, appeso a uno
dei letti, racconta del mestiere
di chi portava da mangiare a casa:
guidatore di carro(chauffeur).
I vivi afferrano la vita
quotidiana dei morti.
In un luogo come Pompei,
si potrebbe dire che
dissotterrano il proprio futuro.
Finchè scavano, sono vivi.
Finchè durano gli scavi, viviamo
insieme alla città sepolta.

Decolletè

Basta talora una clavicola,
l’impatto di due occhi
che divampa il dolore
delle rinunce e perdite
di una vita intera.
Ebbene sì: è tanto breve,
presto finita l’alta
stagione.
Esaurite le chances
e le avances.
“Ultimo giro” annuncia
il cameriere,
raccogliendo i tovaglioli.

Tante mete
parevano alla portata.
Ma ora è mera svendita,
miraggi fra scadenze,
pianificazioni di viaggi,
profilassi dentale,
alternanze in vista
del gran finale del dì di festa,
e bisogna prenotare
per tempo.

Uno sguardo alle
inserzioni per cuori solitari:
vagheggiamenti di incontri,
tinte di capelli
e taglie di seno.
Il lato b della vita
è cominciato:
musica dodecafonica,
anche per uditi
più inesperti.
Monta non di meno
una smania d’ora in ora:
l’auspicio di non
rovinare così in basso.
Di tornare a essere
alle prime armi.

Umanista misantropo.

Il cervello è un ripostiglio,
o sbaglio?
Il cervello tiene la rotta,
incurante di cosa succede,
di chi governa.
Il cervello fiuta in anticipo
ogni nuovo pericolo.
Mi ero ripromesso
di non soccombere.

Ora sono giunto al punto
in cui le debolezze
si scatenano.
Imperversano, brigano,
si accapigliano,
quadretto molto familiare,
pur di farsi valere,
come bambini che
mendicano dolciumi.

Tentativo di descrivere
se stessi:
sei misantropo
in quanto socievole,
umanista
in quanto solitario.
Nessun questionario
ti comprende.
Tu stesso
ti capisci a stento

della tua parte
in questo delirio
per lo più fuori luogo.
Il cervello non è
un bunker,
ma fuori
infuria la guerra
per via di mire smisurate:
fede,
felicità dei sessi,
denaro.
Il cervello non dà
mai tregua,
protesta,
processa senza sosta.

Claudio Volpi

Nato ad Assisi, dove vive e lavora. Laureato in Lettere Moderne, si occupa di Arte e Antiquariato, ha una Galleria D’Arte nel centro storico della città. Dagli anni ottanta ha pubblicato diverse raccolte di poesie, l’ultima quest’anno con il volume “Voci Versate”, Casa Editrice Pagine Roma.

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