14 Ottobre 2021

§5 – A Milano

Maceo Angeli
§5 – A Milano

Leggi la nota introduttiva

Io avevo un numero di quadri che qui in Assisi nessuno apprezzava; avevo un forte desiderio di andare a Milano, che era il centro delle attività artistiche. Partii[1]. Mio padre aveva un amico, un commerciante di macchine, un certo Montaldi, il quale mi ospitò a casa sua a Milano. Abitavo in una traversa di viale Washington[2].
[14] Io passavo il tempo a visitare mostre di pittura e scultura, musei, monumenti importanti: S. Ambrogio, il cenacolo di Leonardo da Vinci; e mi venne l’idea di fare anch’io una mostra. Era un’imprudenza, perché non conoscevo nessuno al quale poggiarmi. Mi presentai alla galleria di Maria Bardi[3], in via Breda, e parlai con il direttore con il quale combinammo di fare la mostra.
Mio padre mi spedì i quadri, ed io ricordo feci una faticata: la montai.
L’inaugurazione fu un successo di pubblico[4], tante persone intorno a me a chiedere le informazioni le più impensate. Finalmente c’era chi, anche se anonimo per me, si occupava delle mie cose.
Tre o quattro giorni dopo mi si presenta un uomo, dall’aspetto assai interessante, con un giornale del giorno, spiegandomi che aveva scritto un articolo su le mie pitture. Era Carlo Carrà[5], che si era interessato a me e alla mia pittura.
[15] Feci conoscenza con dei giovani artisti i quali si trovavano più o meno nelle mie stesse condizioni: lottare per farsi conoscere. Tra questi l’oggi scultore famoso Manzù[6], il pittore Aligi Sassu[7], e un tale Adriano Conte di Spilimbergo[8], i quali mi onorarono della loro amicizia; ma mentre loro restando a Milano capitale del movimento artistico trovarono il modo di sfondare, io che dovetti ritornare in Assisi, nell’intrigo di tante cose non piacevoli, mi ritrovai in un ambiente, la mia città, non certo favorevole per quello che volevo fare. Coraggio e avanti, si ricominciava da capo, e avanti a lavorare e dipingere e carezzare altri sogni.
[16] Finalmente qualcuno si era accorto che c’ero io, cosa che Assisi tutti mi ignoravano. Però a Milano, mentre avevo avuto un riconoscimento per i miei quadri, ed era una cosa tanto interessante per me, non mi fu possibile vendere nulla.
Rifeci i bagagli e via ritorno in Assisi, dove mi attendeva una incertezza, anche se qualcosa si stava maturando nella incomprensione degli altri nei confronti della mia persona e su quello che facevo.
Mi rimisi a lavorare e il primo che mi acquistò un quadro in Assisi fu il dott. Sergiacomi[9], il quale comperò il mio quadro “Mingozzo[10]” per la somma di lire ottocento. Mai avevo avuto nella mia vita una somma simile, e ricordo la busta che conteneva il denaro: la stringevo forte forte, per paura che mi sfuggisse di mano.
Siamo alla fine del 1930 e maturò in me il desiderio di recarmi a Parigi[11].


[1] La partenza si situa nella primavera del 1930.

[2] È una zona periferica ad occidente di Milano, abitata già allora dalla borghesia locale.

[3] Più esattamente si trattava di Pier Maria Bardi. Nato a La Spezia nel 1900, è stato gallerista, giornalista e critico d’arte. Autodidatta, dal 1920 fu attivo come mercante di arte e antiquariato, e nel 1926 aprì a Milano in via Brera una prima galleria, al n. 7, e poi una seconda nel 1927 con il suo nome al n. 16. Promosse una rivista dal titolo Belvedere. La galleria presentava più personali contemporaneamente e le mostre duravano quindici giorni, con un programma fittissimo di esposizioni. Tra le strategie commerciali di queste gallerie milanesi vi era quella dell’affitto dei locali ad artisti per esposizioni e vendita delle opere, con provvigione. Dal 1929 Bardi fu anche a Roma, e nel 1930 divenne direttore della Galleria di Roma, a Palazzo Coppedè in via Veneto 7, dove promosse sotto l’occhio benevolo del regime la “scuola romana”, da Mafai e Scipione a Cagli, Capogrossi, Cavalli, Pirandello. Nel 1947 si trasferì in Brasile, divenendo direttore del Museo di San Paolo.

[4] La mostra si tenne per due settimane, dal 19 maggio al 2 giugno 1930.

[5] Carlo Dalmazzo Carrà era nato a Quargnento, in provincia di Alessandria, l’11 febbraio 1881. È stato un importante pittore italiano, critico d’arte, scrittore. Firmatario del Manifesto Futurista e grande sperimentatore, era di estrazione schiettamente popolare. Recensì positivamente il lavoro di Maceo Angeli, di cui fu più tardi ospite ad Assisi.

[6] Giacomo Manzù, pseudonimo di Giacomo Manzoni, era coetaneo di Maceo Angeli, essendo nato a Bergamo nel 1908, dodicesimo di quattordici fratelli di una famiglia di estrazione popolare. È stato uno dei massimi scultori del ‘900.

[7] Aligi Sassu, nato a Milano nel 1912, è stato un importante pittore e scultore del ‘900 italiano..

[8] Adriano Spilimbergo, nato a Buenos Aires nel 1908 da famiglia nobile, fu un pittore di formazione milanese, esponente del movimento del “chiarismo” lombardo.

[9] Si tratta di Francesco Saverio Sergiacomi, un generoso medico assisano che è stato anche un illuminato collezionista di arte figurativa. Maceo Angeli lo ricorda con affetto in un suo scritto pubblicato negli anni ’70.

[10] Mingozzo è il soprannome di un vecchio socialista, di origine spellana, ma installato in Assisi, che nella prima metà del secolo scorso è anche un personaggio del colore locale. Abitava in via Fontebella, come Maceo Angeli. Maceo ne parla anche in un suo scritto di ricordi assisani, e lo stesso fa Piero Mirti.

[11] Una annotazione successiva in maiuscolo interpolata dallo stesso Maceo recita: inserire viaggio a Parigi.

Edizione a cura di Francesco Lampone

Il prossimo capitolo del memoriale verrà pubblicato
giovedì 21 ottobre 2021:

IN VIAGGIO PER LA FRANCIA

Seguici

www.assisimia.it si avvale dell'utilizzo di alcuni cookie per offrirti un'esperienza di navigazione migliore se vuoi saperne di più clicca qui [cliccando fuori da questo banner acconsenti all'uso dei cookie]