La guerra era scoppiata ed era veramente terribile. Io mi trovavo quel giorno a Terni, quando giunse la notizia dell’entrata in guerra dell’Italia contro la Francia e l’Inghilterra.
L’euforia dei pazzi era tanta. Ma man mano che passava il tempo cominciarono i bombardamenti inglesi e americani; si arrivò al famoso 25 luglio, quando il fascismo crollò venne l’illusione che il crollo del fascismo fosse la fine della guerra, ma non fu così. I tedeschi occuparono l’Italia e ci trovavamo di nuovo al principio di un incubo; ma ecco che l’antifascismo comincia a muovere passi organizzando un vero e proprio movimento.
Qui in Assisi ebrei e antifascisti trovarono asilo politico nei conventi. Qui nel convento di S. Apollinare un colonnello dell’esercito italiano, Sanna, e il tenente colonnello Borgognoni, guidavano le fila di questo movimento; è lì che andavamo a prendere ordini e portare notizie.
Ricordo di aver incontrato in una località chiamata Petrata, dove mi ero recato con un mio amico a cercare uno dei nostri, due jugoslavi armati di due moschetti con incisi nel manico una falce e martello, e lì decidemmo come scambiarci messaggi in futuro.
Qui in Assisi, come altrove, si era creato un grande movimento antifascista formato [32q] da persone di tutti i partiti, dai preti ai comunisti. L’unica cosa che ci univa era la lotta contro il fascismo. Le riunioni si facevano in uno dei locali del non ancora finito albergo Spagnoli[1], e questi giovani li ammiravo per lo spirito, anche troppo facile, nell’agire e nel fare le cose. Io avevo paura, e con una certa prudenza avevo contatti con loro. L’ordine del nostro partito era quello della cautela e cercare di non farci conoscere.
Questi giovani, infatti, furono traditi; c’era un certo Canonica Gianni, spia dell’”Ovra[2]”, che li denunciò, e io mi salvai per una combinazione, perché mi trovavo a Terni per lavoro. Furono tutti arrestati. Venne presto il famoso 25 luglio e furono liberati tutti: fu una giornata indimenticabile quella. Nella piazza di Assisi abbracci, e canti, e una marea di cittadini si ritrovavano liberi e molti piangevano dall’emozione.
Ma presto una realtà triste giunse a troncare tanta gioia. I tedeschi invadevano l’Italia, e questa notizia l’appresi ancora a Terni, dove mi ero recato per riportare mio padre trionfante in Assisi. Macrì mi comunicò la notizia che i tedeschi avanzavano; allora feci una amara riflessione e dissi: «Domani gli assisani [33q] faranno una grande festa a mio padre, ma i tedeschi che avanzano lo uccideranno».
Io ripartii per Assisi e vidi mio padre e mio fratello Balilla per l’ultima volta; cenammo insieme, nell’illusione che il fascismo era morto, e pochi giorni dopo (13 agosto 1943[3]) il bombardamento uccise mio padre e mio fratello insieme a centinaia di cittadini di Terni.
[1] Si tratta del grande edificio, urbanisticamente ed architettonicamente fortemente deprecato da Maceo Angeli in molti suoi interventi pubblici per il suo impatto paesaggistico, che prende il nome dal suo proprietario e costruttore Annibale Spagnoli (fratello del già evocato Sigismondo Spagnoli), sito fra piazzetta Aluigi e l’inizio di via Metastasio.
[2] È la sigla che indicava il complesso dei servizi segreti di polizia politica durante il regime fascista. Forse significava “Opera vigilanza repressione antifascismo”, ma pare fosse stata fantasiosamente inventata direttamente da Mussolini per l’assonanza con “piovra”, atta ad evocare una presa tentacolare sulla nazione italiana.
[3] In realtà, come si è visto, la data giusta è l’11 agosto, in cui si festeggiavano San Rufino e Santa Chiara, ma è ben possibile che Maceo Angeli abbia avuto la notizia il 13. Artaserse e Balilla morirono in un rifugio antiaereo.
Edizione a cura di Francesco Lampone
Il prossimo capitolo del memoriale verrà pubblicato
giovedì 10 Marzo 2022:ASSISI OCCUPATA DAI TEDESCHI