02 Dicembre 2021

§12 – Verso Parigi

Maceo Angeli
§12 – Verso Parigi
Carpenterie metalliche della Gare de Lyon a Parigi

Leggi la nota introduttiva

[1t][1] In treno. Mi svegliai di soprassalto, si faceva giorno, e il suono di un suonatore di clarinetto che eseguiva motivi napoletani mi sembrò che fosse lo stesso di parecchi mesi prima, sul treno che veniva da Genova, mentre andavamo verso Ventimiglia ossia verso la Francia. Mi urtò un pochino quel suono, perché era di mattina e quasi tutti dormivano, e credo che non fece loro piacere essersi svegliati così repentinamente da quel suono, che non c’entrava proprio nulla in quel momento. Ognuno pensava all’incertezza che ci aspettava arrivando a Parigi. Il treno dal rumore monotono ci portava ognuno al proprio destino. Io sentivo allora un poco di incertezza e di ansia, perché quei sogni belli che mi aspettavano un poco erano frantumati: Agnese mi aveva abbandonato, e non sapevo con precisione che cosa mi attendeva il domani. Coraggio, mi feci, e quel rumore del treno monotono, e quel suono non certo dolce del clarinetto, mi portava chi sa dove con il pensiero.
[2t] Si era fatta più chiara la giornata, e già le piccole costruzioni passavano veloci fino al vicino al treno, ed un poco soffrivo al pensiero che tutti i miei sogni di fare e strafare nel campo della pittura si fossero diluiti nel nulla, come era stato per l’amore.
Man mano che si andava avanti le costruzioni si facevano più grandiose e imponenti; i treni che venivano in senso contrario fischiando rabbiosamente mi facevano paura, perché mi riportavano alla dura realtà.
Si andava, e sempre più questa visione di Parigi dalla grande periferia si faceva realtà, e sentivo che fra non molto saremmo arrivati alla “gare di Lion”[2].  La locomotiva a carbone cominciava a ributtare una enormità di fumo sotto ponti e trafori, poi si avvicinò alla stazione e il treno comincia a rallentare; man mano che si entrava nuvoloni di fumo si infrangevano sui muri, mescolandosi con i fumi già esistenti, quelli dell’interno, formando una barriera maleodorante. Fra scricchiolii e sobbalzi finalmente il treno si fermò. Allora ricordai che Montpellier, dalla quale venivo, era lontana, e mi ero immerso in un altro mondo nuovo completamente diverso.
[3t] La gente scendeva scomposta urtandoti senza pietà; discesi le cose mie, che consistevano in una grande valigia un poco scassata, la cassetta dei colori e il mio fido violino, cui tanto era attaccato affettivamente perché mi era stato donato da Amici Luigi in Assisi, che mi voleva tanto bene.
In mezzo a tanta confusione mi feci un po’ largo e prima di uscire volli vedere un poco la stazione. Era piena di fumo, che faceva vedere confusamente le arcature di ferro. Tra quel movimento di gente che andava e veniva c’erano delle coppie che si baciavano fortemente, non curandosi di quello che succedeva intorno a loro.


[1] Qui inizia una nuova serie di fogli numerati, a partire da 1 fino a 6, con apposto successivamente il titolo in maiuscolo: il treno. Per distinguerli dalla numerazione precedente, questi fogli saranno contraddistinti di qui in poi da una “t” minuscola (per terza numerazione) dopo il numero all’interno delle parentesi quadre.

[2] Si tratta, evidentemente, della Gare de Lyon, fondata nel 1847 ma che Maceo Angeli conosce nella versione rimaneggiata in occasione dell’Esposizione Universale del 1900. È il caso di segnalare la speciale attenzione che, nel suo racconto, egli riserva alle stazioni ferroviarie.

Edizione a cura di Francesco Lampone

Il prossimo capitolo del memoriale verrà pubblicato
giovedì 9 Dicembre 2021:

LA SENNA

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