Ecco che una sera[1] mio padre mi prospetta l’idea di creare una fabbrica di ceramiche. Il caro amico Ciaurro fu interpellato da mio padre se fosse stato disposto a prendermi per un po’ di tempo ad Orvieto presso la sua fabbrica, per apprendere il mestiere. Egli accettò. Ero contento di recarmi per qualche tempo ad Orvieto[2]. Arrivai un dopopranzo nella città, cosi bella, così strana. L’accoglienza da parte di Ciaurro e famiglia fu meravigliosa e mi fecero una cena da non finire mai, innaffiata dal tipico vino bianco d’Orvieto. Dopo cenato mi condusse con lui a fare un giretto per la città e piano piano, anche perché mi sentivo un poco allegro per il vino bevuto, arrivammo alla rupe. Si vedeva il cimitero, dove era sepolta sua moglie; egli tutte le sere si recava in quel luogo per pregare, anche se il cimitero si trova dalla parte opposta della città.
Io in assoluto silenzio assistevo a questa sua preghiera, quando una voce famigliare ad Ilario interruppe questo rito. Era il sig. Prosperini, proprietario dell’albergo Grand Hotel[3], [24q] che disse gridando: «Ilario, Ilario, c’è Maceo e non mi dici nulla?››. Io rimasi sorpreso da quella improvvisa popolarità intorno alla mia persona, dovuta alla bontà di Ciaurro che aveva parlato tanto di me con i suoi amici.
Saluti e abbracci, e ci invitò subito a seguirlo nel suo albergo Grand Hotel Royal, sontuoso, dall’ingresso monumentale, con volte, e luci, e oggetti d’’arte alle pareti. In fondo c’erano e ci sono credo ancora due gradinate laterali, che conducevano al piano superiore. C’era un grande cancello di ferro, con vetrate, per dare un po’ di luce al cortile interno. Aprì con la chiave, ci fece entrare e richiuse accuratamente il cancello. Era un po’ buio e non capivo la ragione e il perché ci aveva portato lì dentro. L’occhio si adattò ben presto a quel poco chiarore, e notai che in mezzo al cortile c’era una specie di busto in gesso ma non capivo ancora, data la poca luce, chi fosse e chi rappresentasse.
[25q] Ecco un ordine repentino e imperioso, anche se dettato da un sincero amico: «Coraggio, pisciate qui sopra!». Ilario era abituato a questo rito, ubbidì subito, ma io mi impaurii quando mi accorsi che era la testa del duce, e che la aveva eseguita lo scultore Castellani Carlo. La paura era tanta, anche perché erano momenti di persecuzione contro gli antifascisti, e confesso ancora che la paura era tanta; ma anch’io compii quel rito, combattuto da un sentimento di paura e di gioia.
Finito lì ci fece uscire e chiuse accuratamente il suddetto cancello, e ci portò nel suo studiolo lì vicino. Notai nella parete tre ritratti accuratamente incorniciati. Il ritratto del Papa Pacelli, il ritratto del Duce, e quello del Re Vittorio Emanuele III, e vicino un’altra immagine raffigurante S. Andrea d’Avellino, quello che dice la tradizione mandi accidenti. Ci spiegò il significato che lui dava a queste immagini, ossia che ai tre arrivassero assieme, e mi regalò una piccola immagine di questo Santo affinché anche io desiderassi meglio [26q] la fine di queste persone.
Poi credevo che si andasse a dormire, invece ci condusse nella cantina sotterranea scavata nel tufo, dove teneva il suo vino assolutamente speciale; si sentiva nell’aria quel profumo di vino locale.
Ci fece bere un po’ di vino prelibato e finalmente uscimmo all’aria aperta, ma io non stavo più in sella; mi presero sottobraccio e mi condussero a letto a casa di Ciaurro, non me lo ricordo tanto perché ero ubriaco fradicio.
La mattina mi svegliai e mi trovai in una stanza tanto graziosa. Non mi ricordavo di nulla, mi svegliai al suono delle campane del Duomo e con un mal di testa da morire.
[1] L’anno è il 1934.
[2] Orvieto, a quest’epoca, aveva grosso modo 21.000 abitanti, ed era quindi perfettamente comparabile ad Assisi.
[3] Il nome esteso era Grand Hotel Reale, sito nello storico palazzo Bracci, al n.27 di Piazza del Popolo. Attualmente si chiama Hotel Reale ed è tuttora in mano alla famiglia Prosperini.
Edizione a cura di Francesco Lampone
Il prossimo capitolo del memoriale verrà pubblicato
giovedì 10 Febbraio 2022:DA ORVIETO AD ASSISI