La domenica mattina, avanti al caffè sottostante, conobbi un certo Mariani Antonio, antifascista di Trevi che era fuggito dall’Italia perché ricercato dalla polizia italiana. Conobbi anche uno spagnolo che suonava il saxofono e insieme ad altri formammo un’orchestrina che piaceva molto ai francesi [6s] perché suonavamo canzoni napoletane.
Un giorno Dante mi invitò (era la fine del mese) ad andare ad una cena presso il suo padrone, Capaldo, cena che organizzava ogni fine di mese per i suoi venditori ambulanti, che andavano da lui a fare i conti mensili e prendere la merce per portarla a vendere.
Io avevo già mangiato e ritardai un poco per presentarmi.
Questo Capaldo aveva la moglie, una figlia giovane e bella e una bella cognata alla quale voleva tanto bene, però non capivo il perché. Io entrai in casa: grande cortile e tavola imbandita, fra canti e grida di gioia, e bicchieri di vino che volavano via come il vento. Ad un certo momento uno di questi giovani fece un gesto alla cognata di Capaldo, il quale scappò dai gangheri e cominciarono a litigare, ad insultarsi e passare a vie di fatto. Bicchieri in aria, pugni ed altro, finché il fratello di Capaldo (abitava vicino alla casa) non intervenne e con la sua autorità riuscì a [7s] mettere la calma e costringere a Capaldo a tornare al suo posto.
Si ricominciò a cantare e gridare di gioia per tutta la notte finché si fecero le ore piccole, e io me ne andai impaurito per tutto quello che era avvenuto, con il giuramento che non sarei mai più andato in quelle cene per nessun motivo.
Tutte le mattine attendevo l’ora della distribuzione della posta, che mi dava notizie di mamma e quelle di Agnese, che mi facevano trovare la forza nel duro lavoro per riuscire a sfondare in qualche maniera.
Dipingevo, ma nessuno apprezzava le cose che facevo e ciò creava in me un senso di incertezza. Dipinsi in questo periodo “La donna del fiore”, cosa che ho distrutto anni dopo in Assisi in un momento di disperazione, che rappresentava la mia persona in compagnia di Agnese che teneva in mano una rosa.
Feci conoscenza, tramite Dante, con una curiosa persona, Materasso Agostino, un napoletano sempre sereno e allegro, ma anche falso e bugiardo, ma non in senso cattivo: voleva far credere agli altri di essere un qualche nobile, invece era un morto di fame che tirava avanti con espedienti vari; voleva anche far credere che fosse un intellettuale, invece era un ignorante terribile, era analfabeta, sempre però vivace e allegro. Poco pulito nella persona, che nascondeva questo difetto con vestiti discreti che si procurava da [8s] Dante che era sarto per fattura, e da Capaldo per la stoffa che gli procurava per niente, e non ho saputo il perché di questo altruismo di Capaldo; e certo che c’era una ragione nascosta, per tanto attaccamento.
Edizione a cura di Francesco Lampone
Il prossimo capitolo del memoriale verrà pubblicato
giovedì 11 novembre 2021:UNA GITA AL MARE E UNA GRANDE DELUSIONE