21 Ottobre 2021

§6 – In viaggio per la Francia

Maceo Angeli
§6 – In viaggio per la Francia

Leggi la nota introduttiva

[1s][1]  Arrivai alla stazione di Genova[2], e lì si doveva cambiare treno per arrivare a Ventimiglia.
Il viaggio fino allora era stato normale e calmo, anche se dentro di me ero agitato per quello che avevo lasciato in Assisi. Avevo tanti progetti belli, che mi lasciarono calmo in quel treno che mi aveva portato fino a Genova. Il treno da cambiare era pronto e cercai di trovare un posto all’interno, e mi fu possibile dopo molto girare tra tutta quella gente che si recava all’estero per cercare lavoro. Un vociare di tutti mi impressionò, innanzitutto sentire parlare, cantare alla maniera del sud d’Italia. C’era chi suonava la chitarra e chi cantava moltissime canzoni, “Sole mio” ed altre comunissime. Quello che mi impressionò fu il suono di un clarinetto; suonava un poco a modo suo rendendo più vivace l’atmosfera, e il treno di mise in moto fra tutto questo chiasso di persone in apparenza allegre. Si arrivò a S. Remo e Savona, sempre andando così allegramente; mentre ci avvicinavamo a Ventimiglia il vociare e il cantare e quel fare chiasso divenne sempre più basso, fino a scomparire del tutto nelle vicinanze della stazione.
Dopo vari scricchiolii il treno si fermò ad un [2s] centinaio di metri dalla stazione. Ci fecero scendere tutti e ci portarono in un grande locale, come se fosse stato un magazzino. Eravamo guidati dalle guardie ferroviarie fasciste che ritirarono il passaporto a tutti mentre, senza tirare il fiato, attendevamo che ci richiamassero e ci restituissero il passaporto. Le autorità fasciste non volevano che gli operai andassero in Francia e molti, chiamati per nome, accompagnati da questa sorta di guardie, furono portati in un altro locale per poi essere rispediti al luogo di residenza perché non dovevano espatriare.
Finalmente dopo aver atteso per più di un’ora fui chiamato per nome. Prima che mi riconsegnassero il passaporto, fui interrogato e vollero sapere perché andavo in Francia. Con chiarezza spiegai perché andavo all’estero e finalmente mi fecero passare dall’altra parte dove c’era il treno che mi doveva portare a Montpellier via Marsiglia.
Mentre da Genova a venire verso Ventimiglia la gente era tanta, il treno che conduceva a Marsiglia era quasi vuoto. Quel silenzio improvviso mi riportò alla realtà e i miei sogni di arrivare ad una notorietà, insomma al successo, si impadronì di me. Allora ero molto ambizioso.
[3s] Tra questo treno con gente non più chiassosa, ma ordinata e silenziosa, ci portò alla stazione di Marsiglia piena di gente che ti spingeva da tutte le parti senza complimenti. Si cambiò ancora treno, e quello verso Montpellier[3] era più vuoto. Si arrivò alla stazione di questa città verso sera. Era (oggi non so come si sia trasformata) una stazione piccola coperta da una tettoia di lamiera, sostenuta da colonne di ghisa fusa di un pessimo stile “liberty”. Uscii dalla stazione e mi infilai in un caffè albergo e presi una stanza, e giù a letto come un somaro perché ero stanco veramente.


[1] Qui inizia una nuova serie di fogli numerati, a partire da 1 fino a 12, con apposto successivamente il titolo in maiuscolo: il viaggio – prima parte – monpellier (la grafia della città è solo qui errata, mentre più avanti nel manoscritto si rinviene sempre quella corretta). Per distinguerli dalla numerazione precedente, questi fogli saranno contraddistinti di qui in poi da una “s” minuscola (per seconda numerazione) dopo il numero all’interno delle parentesi quadre.

[2] La partenza si situa alla fine di maggio del 1931.

[3] Montpellier, che oggi conta poco meno di 300.000 abitanti, all’epoca ne annoverava circa 85.000. Era dunque paragonabile a Perugia, che Maceo Angeli conosceva bene per avervi studiato, e che allora contava circa 75.000 abitanti.

Edizione a cura di Francesco Lampone

Il prossimo capitolo del memoriale verrà pubblicato
giovedì 28 ottobre 2021:

L’ARRIVO A MONTPELLIER

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