11 Ottobre 2026

Il Nobel per la Letteratura ad Anne Carson, la poetessa che ascolta il vento.

Claudio Volpi
Il Nobel per la Letteratura ad Anne Carson, la poetessa che ascolta il vento.
Elaborazione IA

Esattamente sei anni fa, l’11 Ottobre 2020 celebravamo in questa rubrica il Nobel della Letteratura conferito alla poetessa Louise Gluck. Oggi celebriamo il Nobel della Letteratura dato alla poetessa canadese Anne Carson (1950). Per la poesia e per i poeti è certamente una bella notizia, ma anche per tutti gli altri, perché accende i riflettori su uno spazio fondamentale per il benessere e la coscienza della nostra umanità, spazio che andrebbe indistintamente frequentato da tutti. ‘Quando, poco prima di pranzo, la segretaria dell’Accademia di Svezia l’ha cercata al telefono per comunicarle che aveva vinto il Nobel, la poetessa Anne Carson le ha risposto che si trovava in Islanda ad ascoltare il vento (‘Quando mi hanno chiamato ero in cucina a mangiare cracker con il tè. Ascoltare il vento è esattamente quello che stavo facendo’ ha detto l’autrice). Se ha detto il vero, è proprio una poetessa. Ma lo sarebbe anche se avesse detto il falso, perché a nessuno che non sia un poeta verrebbe in mente di pensarlo. E chissà che da oggi, grazie a lei, a qualcuno non venga voglia di farlo. Siamo strani. Se una persona cammina per strada urlando come un ossesso dentro un paio di telefoni, passa pressochè inosservato. Ma se quella stessa persona si sdraiasse a occhi chiusi su una panchina per ascoltare il vento lo considereremmo un originale. Nessuno ascolta più niente, figuriamoci il vento che per farsi sentire ha bisogno di silenzio, esteriore e interiore’ (M. Gramellini). Non è meraviglioso? Mentre in Italia siamo invasi dai rumori gracchianti dei politici che urlano e si insultano senza dire niente, c’è una persona nello stesso momento che in silenzio se ne sta in comunione con la natura ad ascoltare il vento… Anne Carson, grecista, saggista e traduttrice è da anni una autrice di culto, capace di trasportare la potenza del mito nella contemporaneità attraverso i suoi testi che fondono prosa e versi, cultura alta e cultura pop. ‘ Per la sua opera audace e creativa, che in un dialogo giocoso con la tradizione classica ha dato vita a nuove forme per la letteratura contemporanea’, questa è la motivazione per cui le è stato assegnato il Nobel. Patrizio Ceccagnoli, il suo traduttore, spiega: ‘ Carson è audace, spregiudicata, la sua scrittura può risultare spiazzante, ed è unica nel suo genere perché mescola saggistica, narrativa, classici. Insomma, una scrittura complessa’.

 

La fine di un amore

È sbalorditivo,

è un momento

come nessun altro,

quando l’amato

entra e dice:

non ti amo più.

Spengo la luce

e mi sdraio

sulla schiena.

 

Candor

Se non sei la persona libera

che vorresti essere

trovati un posto

per dire la verità

su questo.

Per dire come stanno

le cose per te.

Candor è come

un gomitolo prodotto

ogni giorno

dentro la pancia,

che deve srotolarsi

fuori da qualche parte.

Puoi sussurrare

dentro un pozzo.

Puoi scrivere una lettera

e tenerla dentro un cassetto.

Puoi incidere una maledizione

su un nastro di piombo

e interrarlo e lasciarlo lì

per migliaia di anni

senza che nessuno lo legga.

Il punto non è il lettore,

il punto è dire la cosa.

 

 

(Questa è la poesia che Andrea Bajani fa recitare in classe agli studenti ogni anno all’inizio del suo corso di scrittura creativa in Usa dove insegna)

 

 

Ode al sublime di Monica Vitti

Voglio tutto.

Tutto è un pensiero nudo

che colpisce.

 

Una sirena che suona nella nebbia

fa sembrare che la nebbia

sia tutto.

Le uova di quaglia

mangiate dalla mano

nella nebbia

rendono tutto afrodisiaco.

 

Mio marito

si stringe nelle spalle per tutto.

I laghi dove la sua fabbrica

ha avvelenato tutto

sono belli come Brueghel.

 

Tengo vuoto il mio negozio,

così da poter vendere tutto,

ma lascio la luce accesa.

Tutto potrebbe rovesciarsi.

 

Lo sai che nel mare

più profondo

tutto diventa trasparente?,

chiede Corrado,

l’amico di mio marito

e io dico:

lo sai quanta paura ho?

 

Tutto richiede attenzione,

io non rilasso mai il collo

nemmeno quando bacio Corrado.

“Tutto”, dice Kant,

esiste solo nella nostra mente,

assistito da un moto

di piacere e dolore

 

che si agita

avanti e indietro

dentro di me

quando mi sdraio

sul letto di Corrado

litigando con tutto

con Corrado che guarda

dall’altra parte della stanza

poi lui si è avvicinato al letto

 

e mi ha montato

e questo non ha

comportato nulla

se non che ora dovevo

combattere tutto

attraverso Corrado,

cosa che ho fatto

“imperterrita” (così Kant)

sul suo gelido letto

nel suo bagliore notturno.

 

Cosa prenderai?,

chiedo a Corrado

che parte per la Patagonia

e quando dice

due o tre valige dico:

se dovessi andare via

porterei con me

tutto quello che vedo.

 

Al che Corrado

non dice nulla,

il che non è,

io penso,

l’opposto di tutto.

Non sembra giusto

è quello che direbbe

mio marito,

lo dice di tutto

 

soprattutto da quando

sono uscita dalla clinica,

una clinica per persone

che vogliono tutto,

tutto quello che vedo

tutto quello che gusto

tutto quello che tocco

tutti i giorni

anche i posacenere

 

e alla clinica avevo

solo una domanda,

cosa devo fare

dei miei occhi?

 

Stanze, Sessi, Seduzioni

 

È bello essere neutri.

Voglio avere gambe

senza senso.

Ci sono cose insopportabili.

Si possono evitare a lungo.

 

Poi si muore.

 

Gli oceani mi ricordano

la tua stanza verde.

Ci sono cose insopportabili.

Disprezzo, principi reali,

questa piccola taglia

 

del morire.

 

La mia poesia personale

è un fallimento.

Non voglio essere una persona.

Voglio essere insopportabile.

Da amante ad amante,

il verde dell’amore.

 

Fresco, rinfrescante.

 

La terra non produce

una pianta simile.

Chi non finisce per essere

una finta donna?

Bevi tutto il sesso che c’è.

 

Anche così, muori.

 

Ti tento.

Arrossisco.

Ci sono cose insopportabili.

le gambe ahimè.

 

Le gambe muoiono.

 

Dondolandosi all’ingiù,

pazzamente lente,

c’è qualche termine

di danza classica

per questo –

frammento di carta stagnola,

 

un piccolo volteggio,

un po’ ebbro,

poco da fare,

un piccolo oh,

ahimè.

 

 

Claudio Volpi

Nato ad Assisi, dove vive e lavora. Laureato in Lettere Moderne, si occupa di Arte e Antiquariato, ha una Galleria D’Arte nel centro storico della città. Dagli anni ottanta ha pubblicato diverse raccolte di poesie, l’ultima quest’anno con il volume “Voci Versate”, Casa Editrice Pagine Roma.

Seguici

www.assisimia.it si avvale dell'utilizzo di alcuni cookie per offrirti un'esperienza di navigazione migliore se vuoi saperne di più clicca qui [cliccando fuori da questo banner acconsenti all'uso dei cookie]