Esattamente sei anni fa, l’11 Ottobre 2020 celebravamo in questa rubrica il Nobel della Letteratura conferito alla poetessa Louise Gluck. Oggi celebriamo il Nobel della Letteratura dato alla poetessa canadese Anne Carson (1950). Per la poesia e per i poeti è certamente una bella notizia, ma anche per tutti gli altri, perché accende i riflettori su uno spazio fondamentale per il benessere e la coscienza della nostra umanità, spazio che andrebbe indistintamente frequentato da tutti. ‘Quando, poco prima di pranzo, la segretaria dell’Accademia di Svezia l’ha cercata al telefono per comunicarle che aveva vinto il Nobel, la poetessa Anne Carson le ha risposto che si trovava in Islanda ad ascoltare il vento (‘Quando mi hanno chiamato ero in cucina a mangiare cracker con il tè. Ascoltare il vento è esattamente quello che stavo facendo’ ha detto l’autrice). Se ha detto il vero, è proprio una poetessa. Ma lo sarebbe anche se avesse detto il falso, perché a nessuno che non sia un poeta verrebbe in mente di pensarlo. E chissà che da oggi, grazie a lei, a qualcuno non venga voglia di farlo. Siamo strani. Se una persona cammina per strada urlando come un ossesso dentro un paio di telefoni, passa pressochè inosservato. Ma se quella stessa persona si sdraiasse a occhi chiusi su una panchina per ascoltare il vento lo considereremmo un originale. Nessuno ascolta più niente, figuriamoci il vento che per farsi sentire ha bisogno di silenzio, esteriore e interiore’ (M. Gramellini). Non è meraviglioso? Mentre in Italia siamo invasi dai rumori gracchianti dei politici che urlano e si insultano senza dire niente, c’è una persona nello stesso momento che in silenzio se ne sta in comunione con la natura ad ascoltare il vento… Anne Carson, grecista, saggista e traduttrice è da anni una autrice di culto, capace di trasportare la potenza del mito nella contemporaneità attraverso i suoi testi che fondono prosa e versi, cultura alta e cultura pop. ‘ Per la sua opera audace e creativa, che in un dialogo giocoso con la tradizione classica ha dato vita a nuove forme per la letteratura contemporanea’, questa è la motivazione per cui le è stato assegnato il Nobel. Patrizio Ceccagnoli, il suo traduttore, spiega: ‘ Carson è audace, spregiudicata, la sua scrittura può risultare spiazzante, ed è unica nel suo genere perché mescola saggistica, narrativa, classici. Insomma, una scrittura complessa’.
La fine di un amore
È sbalorditivo,
è un momento
come nessun altro,
quando l’amato
entra e dice:
non ti amo più.
Spengo la luce
e mi sdraio
sulla schiena.
Candor
Se non sei la persona libera
che vorresti essere
trovati un posto
per dire la verità
su questo.
Per dire come stanno
le cose per te.
Candor è come
un gomitolo prodotto
ogni giorno
dentro la pancia,
che deve srotolarsi
fuori da qualche parte.
Puoi sussurrare
dentro un pozzo.
Puoi scrivere una lettera
e tenerla dentro un cassetto.
Puoi incidere una maledizione
su un nastro di piombo
e interrarlo e lasciarlo lì
per migliaia di anni
senza che nessuno lo legga.
Il punto non è il lettore,
il punto è dire la cosa.
(Questa è la poesia che Andrea Bajani fa recitare in classe agli studenti ogni anno all’inizio del suo corso di scrittura creativa in Usa dove insegna)
Ode al sublime di Monica Vitti
Voglio tutto.
Tutto è un pensiero nudo
che colpisce.
Una sirena che suona nella nebbia
fa sembrare che la nebbia
sia tutto.
Le uova di quaglia
mangiate dalla mano
nella nebbia
rendono tutto afrodisiaco.
Mio marito
si stringe nelle spalle per tutto.
I laghi dove la sua fabbrica
ha avvelenato tutto
sono belli come Brueghel.
Tengo vuoto il mio negozio,
così da poter vendere tutto,
ma lascio la luce accesa.
Tutto potrebbe rovesciarsi.
Lo sai che nel mare
più profondo
tutto diventa trasparente?,
chiede Corrado,
l’amico di mio marito
e io dico:
lo sai quanta paura ho?
Tutto richiede attenzione,
io non rilasso mai il collo
nemmeno quando bacio Corrado.
“Tutto”, dice Kant,
esiste solo nella nostra mente,
assistito da un moto
di piacere e dolore
che si agita
avanti e indietro
dentro di me
quando mi sdraio
sul letto di Corrado
litigando con tutto
con Corrado che guarda
dall’altra parte della stanza
poi lui si è avvicinato al letto
e mi ha montato
e questo non ha
comportato nulla
se non che ora dovevo
combattere tutto
attraverso Corrado,
cosa che ho fatto
“imperterrita” (così Kant)
sul suo gelido letto
nel suo bagliore notturno.
Cosa prenderai?,
chiedo a Corrado
che parte per la Patagonia
e quando dice
due o tre valige dico:
se dovessi andare via
porterei con me
tutto quello che vedo.
Al che Corrado
non dice nulla,
il che non è,
io penso,
l’opposto di tutto.
Non sembra giusto
è quello che direbbe
mio marito,
lo dice di tutto
soprattutto da quando
sono uscita dalla clinica,
una clinica per persone
che vogliono tutto,
tutto quello che vedo
tutto quello che gusto
tutto quello che tocco
tutti i giorni
anche i posacenere
e alla clinica avevo
solo una domanda,
cosa devo fare
dei miei occhi?
Stanze, Sessi, Seduzioni
È bello essere neutri.
Voglio avere gambe
senza senso.
Ci sono cose insopportabili.
Si possono evitare a lungo.
Poi si muore.
Gli oceani mi ricordano
la tua stanza verde.
Ci sono cose insopportabili.
Disprezzo, principi reali,
questa piccola taglia
del morire.
La mia poesia personale
è un fallimento.
Non voglio essere una persona.
Voglio essere insopportabile.
Da amante ad amante,
il verde dell’amore.
Fresco, rinfrescante.
La terra non produce
una pianta simile.
Chi non finisce per essere
una finta donna?
Bevi tutto il sesso che c’è.
Anche così, muori.
Ti tento.
Arrossisco.
Ci sono cose insopportabili.
le gambe ahimè.
Le gambe muoiono.
Dondolandosi all’ingiù,
pazzamente lente,
c’è qualche termine
di danza classica
per questo –
frammento di carta stagnola,
un piccolo volteggio,
un po’ ebbro,
poco da fare,
un piccolo oh,
ahimè.