La precaria situazione economica e sociale di quelle popolazioni e soprattutto di quelle creature dei miei primi alunni mi posero fondamentali interrogativi. Era mio dovere solo impegnarmi a insegnare a leggere, scrivere e far di conto? In quella particolarissima situazione ritenni che il compito del solo maestro sarebbe risultato incompleto, limitativo per me come cittadino della nuova Repubblica Democratica impegnata a sanare le rovine della guerra e a colmare tante ingiustizie sociali. Compresi che, con il sostegno della popolazione, avremmo potuto rivendicare sacrosanti diritti. Iniziò così la mia attività politico-amministrativa[17]. Mi spinsero anche le difficoltà e i problemi della scuola. Dal Comune mi venivano concesse dodici cartine per fare l’inchiostro, una cassettina di gessetti per scrivere sulla piccola lavagna, e tre quintali di legna per la stagione invernale: erano quantità che dovevano essere sufficienti per l’intero anno scolastico! Mi esposi[18]. Primo mio incarico pubblico fu di Consigliere dell’Ente Comunale d’Assistenza[19], incarico che mi permise la firma su ricette mediche e di aiuti alle persone del Comune più indigenti, non dimenticando mai lo stato di bisogno della povera gente di montagna sprovvista d’assistenza[20]. Le giuste rivendicazioni ebbero inizio con affollate assemblee popolari a Costa di Trex e Ponte Grande. La scintilla di Costa di Trex incendiò in breve tutta la montagna. Una mobilitazione che seppe dare i giusti frutti, seppure a distanza di qualche anno. Furono anni di lotte democratiche che iniziarono a concretarsi con la soluzione di alcuni problemi dall’Amministrazione del Sindaco Romeo Cianchetta[21], nella quale potetti operare come Assessore[22], dopo l’elezione a Consigliere determinata dai voti della montagna, in particolare dai circa duecento del seggio di Costa di Trex, voti che giunsero nel momento giusto determinando la mia prima elezione[23], quando già pensavo alla “trombatura”.
I PRIMI RISULTATI
Senza peccare d’immodestia, la fiducia riposta dagli elettori della montagna nella persona di Enzo Boccacci non è andata delusa! Con i programmi di Partito, la determinazione e l’impegno di tanti amici chiamati al governo del Comune, molti problemi della montagna furono affrontati e risolti. Con giustificato orgoglio mi piace ricordare per me e per gli altri le realizzazioni più attese ed importanti:
1° Statale del Subasio Assisi–Gualdo Tadino. È bene sottolineare le battaglie per ottenere il passaggio da strada Comunale direttamente a Statale e la conseguente sistemazione attuale da parte dell’A.N.A.S. 2° Elettrodotto Montano: Inaugurazione dell’opera con la posa del primo palo a Pian della Pieve, alla presenza dell’On. Filippo Micheli Sottosegretario di Stato, Consigliere Comunale, Cittadino Onorario di Assisi e la partecipazione di tutta la popolazione della Montagna. Fu opera portata a termine nel giro di pochi mesi e venne la luce a sostituire il carburo e il petrolio, grazie alla D.C e agli uomini di quei tempi che la rappresentavano nelle istituzioni. 3° Acquedotto montano. Per quest’opera determinante fu il contributo straordinario promesso a Ponte Grande dal Ministro ai Lavori Pubblici On. Natali, in una affollatissima assemblea, alla presenza dell’attuale Senatore On. Luciano Radi, che unitamente all’Amministrazione Comunale fu il promotore dell’incontro con l’On. Ministro, il quale alla promessa di contributo fece seguire tutti gli stanziamenti necessari per la definitiva realizzazione. 4° Viabilità. Manutenzione periodica e attenta per un efficiente mantenimento delle strade Comunali e Vicinali (visto il risultato del fondamentale servizio per le popolazioni di montagna, poco m’interessava se gli oppositori politici, con meschina ironia, mi appellavano Assessore, poi Sindaco “della breccia”).
[17] È il caso di ricordare che siamo nei tardi anni’50, il che conduce a riflettere come l’esordio di E.B. nel palcoscenico politico locale sia tutto sommato tardivo, e la sua ascesa successiva ai vertici invece piuttosto rapida.
[18] L’”esposizione” in parola consiste nella formalizzazione di un più marcato impegno politico attivo nell’ambito della Democrazia Cristiana, di cui peraltro E.B. è stato dalla prima ora iscritto e militante indefesso. Una calorosa e amichevole sintesi della parabola politica di E.B. può ritrovarsi, in termini ben più estesi, nel “Ricordo di Enzo Boccacci” pubblicato da Francesco Frascarelli nel 1993 negli “Atti dell’Accademia Properziana del Subasio”. Non sarà inutile rimarcare che l’intera esperienza di amministratore comunale di E.B., che prende avvio da questo momento, si è sviluppata in un contesto molto distante da quello presente non solo dall’ovvio punto di vista sociologico generale e particolare, ma anche di assetto di poteri. In quest’epoca, e fino al tutto il 1993 (ovvero fino all’introduzione della elezione diretta del Sindaco), l’amministrazione di un Comune si ispirava al modello parlamentare, con il Sindaco eletto dal Consiglio Comunale e dunque soggetto a possibili instabilità politiche. È ancora lontana la riforma in senso presidenzialista dei Comuni, che nel 1993 ha enormemente rafforzato il ruolo del Sindaco e affievolito quello del Consiglio. Tutto ciò va tenuto ben presente per interpretare correttamente l’esperienza politica di E.B. e dunque anche il racconto (signorilmente cauto e discreto peraltro) che egli ne propone di seguito, nel quale si dà conto implicitamente della fragilità relativa della posizione del Sindaco, delle difficoltà conseguenti e delle abilità necessarie per trovare punti di equilibrio fra le molte spinte politiche e sociali: tutti problemi che E.B. sperimenterà in massimo grado durante il decennio forse più difficile della storia politica repubblicana, gli anni ’70.
[19] In epoca fascista, nel 1937 più esattamente, era stato costituito in ogni Comune un Ente comunale di assistenza (E.C.A.), con la missione di provvedere a favore degli individui e delle famiglie in condizioni di particolare necessità. L’obiettivo era sostituire un moderno sistema strutturato di assistenza alla pratica della carità, sopprimendo i diversi istituti sorti fino ad allora con questo scopo (in particolare le Congregazioni di carità) e facendo subentrare gli E.C.A. nel loro patrimonio. Restavano invece distinti dall’E.C.A. gli enti con scopi specifici e diversi dall’assistenza generica, immediata e temporanea (ospedali, ricoveri di vecchi e inabili, orfanotrofi ecc.). In tal modo il soccorso immediato e temporaneo agli indigenti (piccoli sussidi, razioni di vitto, ricoveri notturni), la cura degli interessi dei poveri avanti alle autorità amministrative e giudiziarie, la promozione di provvedimenti di assistenza e di tutela degli orfani e dei minorenni abbandonati, dei ciechi e dei sordomuti poveri, diventavano obbligatori ed elevati a pubblico servizio. Al tempo di E.B., l’amministrazione dell’E.C.A. spettava a un Comitato i cui membri venivano eletti dal Consiglio comunale, e che nella sua prima riunione nominava un proprio presidente. L’E.C.A. poteva avere un proprio personale ed un proprio ufficio, se i mezzi e l’attività lo permettevano, altrimenti si avvaleva della sede municipale e degli impiegati del comune. Con l’avvio del regionalismo, nel 1972
tutte le funzioni amministrative in materia di beneficenza pubblica vennero trasferite alle Regioni, e gli E.C.A. furono definitivamente soppressi nel 1977.
[20] Sono anni in cui, nei giornali e nei discorsi pubblici e privati, si parla apertamente e comunemente della povertà come di una sorta di fenomeno endemico parte integrante del paesaggio sociale. Per avere un punto di riferimento concreto, e ricordare anche quanto la povertà fosse diffusa nel territorio assisano ancora sessanta anni orsono, aiuterà sapere che nell’inverno 1960 l’E.C.A. distribuisce 1204 pacchi alimentari (pasta, riso, lardo, fagioli, zucchero, panettoni), otre buoni latte, buoni indumenti, buoni calzature, e sussidi in denaro. Molti di questi interventi sono destinati alla montagna di Assisi.
[21] Romeo Cianchetta, democristiano di sinistra, è sindaco di Assisi nella legislatura comunale 1960-1964. Dopo un imbarazzato avvio con una giunta monocolore D.C. appoggiata esternamente dal M.S.I., passato un anno riuscirà a realizzare il primo centrosinistra umbro con l’ingresso in giunta di P.S.I. e P.R.I.. Risultano rappresentati in Consiglio Comunale:
– la D.C., con 15 consiglieri: Adriano Bartolini, Francesco Bastianini, Achille Becchetti, Francesco Brufani, Lorenzo Capitanucci, Giovanni Mario Cesaretti, Eraldo Dionigi, Luigi Filippini, Filippo Micheli, Raffaello Fratini, Romano Palmerini, Romeo Cianchetta, Mario Passeri, Enzo Boccacci. Giorgio Tarquinio;
– il P.C.I. con 7 consiglieri: Maceo Angeli, Mario Angelucci, Mario Baglioni, Vandemiro Graziani, Liberato Paggi, Giovanni Patasce, Pietro Mazzoli;
– il P.S.I. in tandem con il P.R.I., con 6 consiglieri: Luigi Fatigoni, Bruno Migliosi, Piero Mirti, Alfredo Modestini, Giovanni Rossetti, Eraldo Salucci;
– il M.S.I., con 2 consiglieri: Stefano Menicucci e Aldo Valecchi.
[22] Le deleghe affidate a E.B. (anch’egli “fanfaniano” come il sindaco Cianchetta) come assessore sono il turismo, lo sport e l’assistenza pubblica (in esito all’esperienza maturata nell’ambito dell’E.C.A.). Sono ambiti verso cui E.B. conserverà sempre una speciale attenzione, rifiutando di cederne la titolarità già in occasione del rimpasto di giunta per l’aperura al centrosinistra. In particolare sarà accanito promotore della realizzazione appena fuori Assisi del Complesso sportivo degli Ulivi, audace (per allora) e discussa combinazione di piscina olimpionica, stadio di calcio con pista di atletica e campi da tennis.
[23] E.B. ha ottenuto 420 preferenze, terz’ultimo fra i quindici eletti della D.C. in un difficile contesto elettorale che ha visto protagonista nell’area D.C. un “Comitato civico” vicino alla curia vescovile e capitanato da Giorgio Tarquinio, ben poco incline ad aperture a sinistra, aggiudicarsi ben nove consiglieri, riluttanti a piegarsi alle indicazioni politiche della segreteria, che però riuscirà a imporsi in capo a un anno, complice anche il contesto generale.