Angelo Lazzeri, musicista – Perugia
“Stasera a cena ci sarà anche il professore”.
Andare a casa di Ramberto significa tante cose: panorami, Bill Evans, Mozart, assaggia questo vino, hai mai mangiato un prosciutto cosi, risate, pensieri, il Mereghetti, abbiamo un concerto, facciamo le prove tutto il giorno, Albertone, casa, amici, pianoforte, rhythm changes, Roma, Domodossola, il Vaticano.
E il professore, appunto.
Un alieno. Col suo sorrisetto, lo sguardo che sembra perso ma che in realtà cataloga tutto, nel frattempo che mangia (tantissimo), beve (tantissimo). E dice la sua. Parte sempre in sordina, sembra che stia per fare una chiosa ovvia, banale alle parole dette, alla musica ascoltata, ai film visti, al vino bevuto; invece col suo modo di fare di uno che sembra indossi le pantofole, ti sorprende, ti fa riflettere, ti fa ridere. Ti spiazza.
In pantofole, dicevo. Perché sembra sempre a casa sua, completamente a suo agio e pronto ad andare a letto. E difatti si addormenta: sul divano, ma anche a tavola. Quando si risveglia riesce ad inserirsi di nuovo nei discorsi che nel frattempo sono cambiati, abbiamo bevuto una bottiglia in più, fumato tante sigarette in più. Lui non fa una piega e sgancia un’altra bomba, un’altra delle sue.
Il professore. Non si sa di cosa, non si sa perché, non si sa nemmeno il cognome, lo sanno in pochi. Lui è solo Antonio, il professore.
Ora non c’è più, il professore. Una figura di spessore, unica.
Quanto mi mancherà non sentir più dire “stasera a cena ci sarà anche il professore”.