27 Febbraio 2023

Uochi Toki

Dionisio Capuano
Uochi Toki

La schiavitù funziona molto bene, perché tra lo schiavo e lo schiavista solo il secondo è inaffidabile.  [Uochi Toki]

Rap, hip hop, trap. Parole che sanno di inceppo, strappo, scarto e salto. Generi che, spesso edulcorati, fanno la fortuna, forse transeunte ma comunque consistente, di molti (alcuni…) giovani “marginali”. Tagliando per traverso la società lungo una linea che, non sempre ma qualche volta si, va proprio dalla marginalità criminale alle classifiche liquide, dagli strepiti dei benpensanti a quelli che sanno fare grana con lo scandalo e le trasgressioni da palco. C’è poi (o prima) una questione, quella linguistica, peraltro da tempo oggetto di studi “seri”. Ne citiamo solo tre: “Linguaggi giovanili: l’italiano nei testi del rap” (Alessandro Masi, 2008 – Erickson), “Il rap come sintomo. Riflessioni sociolinguistiche sulle forme del contemporaneo” (Federica Formato, 2016 – Ledizioni), gli articoli della serie “Di cosa parliamo quando parliamo di trap” curata su Treccani magazine da Beatrice Cristalli.

https://youtu.be/y2pZ8C7ODSs

Le manifestazioni del sintomo. Il ritmo, la rima, l’assonanza, a volte ossimorica, canalizzano energie del disagio, danno forma plastica al teatro del rifiuto. Possono, certo, essere addomesticate e rivendute sugli scaffali digitali mentre vengono additate come esempio degli esempi delle derive valoriali. Al di là del concordare con Debord, l’impressione è però che il grido dentro (eco di roba ben più grossa) non venga ascoltato. Per alimentare il feed-back fino al punto di rottura. Morto un rapper se ne fanno altri. La maggior parte dei padroni della comunicazione si divide tra chi condanna e chi commercializza l’appeal trasgressivo, stando di fatto dalla stessa parte. Gestendo una diffusa “cura Ludovico”.

Che fare dunque? Accelerare. Lungo questa linea di accelerazione (della parola, proprio lei) si muovono artisti (sì, artisti) che spingono proprio non tanto al punto di rottura (che rottura può esserci nella molle società liquida?) ma all’accensione pirotecnica, mantenendo un rigore che diventa stile. Questa è la storia di Uochi Toki, essenzialmente Matteo “Napo” Palma (voce e testi) e Riccardo “Rico” Gamondi (elettronica).

Il corpus discografico composto da quindici e più titoli tra uscite solide (alcune stanno diventando oggetti da collezione) e liquide. E si è in attesa del nuovo album, “Mutare Idea”, previsto per marzo, anticipato da Schiavo Animale Domestico (Prototipo di Mutare Idea), un bel ritmo industrial-distopico, concettualmente denso, senza astrazioni. Racconta, stigmatizza. Siamo invero oltre e al di qua, del rap o della trap, ma dire che si tratti di spoken word o poesia sonora radicale è riduttivo, fuorviante. Uochi Toki è il collegamento con la parte disturbante.

Un flusso narrativo intrecciato con l’elettronica, scandito da beat bruti ed ispidi. Di stentorea chiarezza. Con una metafora (come tutte le metafore è zoppa): gli Uochi Toki fanno alla (non)canzone qualcosa di simile di quello che Rezza fa al teatro, le restituiscono spiazzante ricchezza semantica e reale drammaticità. Quell’8 novembre del 2019 allo Spazio Astra di Foligno ci siamo incontrati con sifatta forma-non-canzone. Poetica apocalittica, quella di Palma. Sviluppa visioni di paranoia (la realtà ad un livello più sottile e molteplice) e fornisce grimaldelli degni di De Saussurre. Altro che grimaldelli, sono vere e proprie armi. Nel senso alto, non cruento (specifichiamolo, visti i tempi) ed etimologico. Ramificazioni dell’esprimersi umano che si libera.

Ci accorgiamo ora che c’è una linea rossa di musica-suono&parola, che viene giù da Marco Parente (dove ci si ricordano gli Area), passa da Alvin Curran, (e per Mark Fisher) e arriva qui, certo asimmetricamente, strumentalmente, ma con un bel impatto di scardinamento e libertà. Uochi Toki: “arma da scegliere”, “intelligenza da sparo” per la “gente che sa amar”.

Credo proprio che io ci stiamo per svegliare. Una vistosa violazione grammaticale, detta errore, cosa significa? [Uochi Toki]

Dionisio Capuano

È project designer e manager in ambito formativo e culturale. Collabora con la rivista Blow Up e tenta, senza successo, di mettere ordine nelle sue passioni per le varie forme dell'arte. Oggetto di studio in un recente saggio sulla critica musicale, ha pubblicato più di ottanta recensioni su dischi inesistenti ed è coautore di un album di musica elettroacustica.

Seguici

www.assisimia.it si avvale dell'utilizzo di alcuni cookie per offrirti un'esperienza di navigazione migliore se vuoi saperne di più clicca qui [cliccando fuori da questo banner acconsenti all'uso dei cookie]