Torniamo al nostro amato Raymond Carver, con una poesia particolare, che parte dalla morte di un cane e si allarga misteriosamente ad altri momenti della vita, su quello che significa a volte scrivere una poesia, con legami misteriosi che talvolta succedono anche a noi, ma qui con un sentimento delle cose e un ritmo tipicamente americano, una sequenza cruda ed esatta, tipica proprio di Carver.
Ti muore il cane
viene investito da un furgone,
lo trovi sul ciglio della strada
e lo seppellisci.
ti senti male per lui.
ti senti male personalmente
ma ti senti male per tua figlia
perché era il suo cucciolo,
e gli voleva così bene.
canticchiava per lui
e lo lasciava dormire nel suo letto.
scrivi una poesia su di lui.
dici che è una poesia per tua figlia,
sul cane che viene investito da un furgone
e su di te che l’hai presa così a cuore
lo hai portato nei boschi
e l’hai seppellito
profondamente,
e quella poesia riesce così bene
che sei quasi contento che il cagnolino
sia stato investito, altrimenti
non avresti
mai scritto quella bella poesia.
poi ti siedi a scrivere
una poesia sullo scrivere poesie
sulla morte di quel cane,
ma mentre scrivi
senti una donna che grida
il tuo nome,
il nome di battesimo,
le due sillabe,
e il tuo cuore si ferma.
dopo un minuto,
seguiti a scrivere.
lei grida di nuovo.
ti chiedi fino a quando
andrà avanti.