07 Luglio 2024

Paradiso

Claudio Volpi
Paradiso

Oggi è specialmente dedicato a chi ama la natura, il creato, e soprattutto a chi ha un cane. Questa è la terza raccolta di versi che consigliamo vivamente quest’anno, ‘Paradiso’, di Stefano Dal Bianco (1961), da cui vi proponiamo alcune poesie. ‘Un uomo se ne va a spasso col suo cane per le strade, i sentieri, i boschi, i campi e lungo il fiume nei pressi di un piccolo borgo nelle colline senesi. Tutti i giorni, per tante stagioni, l’uomo e il cane imparano a scoprire qualcosa, incappano in avventure nuove. Si crea così una sorta di concerto a tre voci, dove la terza, onnipresente e silenziosa, ma non del tutto, è quella del paesaggio. Una natura apparentemente non corrotta, a volte protettiva, a volte sottilmente inquietante, ma sempre in grado di trascendere, o di coprire, la penosa pena del vivere. Il paradiso è qui, sembra dire questo libro, quasi in barba alle tristezze e alla negatività di molta poesia di oggi’ (dall’introduzione).

Riconoscere un figlio
Andavo per stradine e per sentieri
con il mio cane Tito stamattina
e gli tiravo i sassi,
che è il suo gioco preferito
quando siamo nel bosco:
li cerca e li trova
con l’olfatto soltanto
e poi li lascia dove sono,
senza riportarli e mi guarda
e attende un altro lancio.

Così per così tante volte
che il mio braccio
si stanca e io lo imploro
di non guardarmi più così,
di esentarmi da quella fiducia
che mi inchioda in un ruolo
tanto difficile
da sopportare.

1
Comincia così
questo solstizio,
che un cane che gioca
con un altro cane
e rimane,
rimane a fissare
il piano sconfinato
e le macchie gialle
in lontananza
e il profilo dei monti
come se fosse
un altro giorno,
già trascorso
non più sollecitato
dalla brezza sul piano
ma fermo
fermo nella stagione
che si sporge.

Ritornerà pertanto,
e riconoscerà
i segnali del vento,
quello che non possiamo
non chiamare ricordo,
ricordo di qualcosa
che un giorno
aveva mosso l’erba,
come adesso,
aveva soffermato un cane
in un pensiero.

2
Tutto il paese dorme
o è chiuso silenziosamente
in casa.
Siamo usciti,
io e Tito,
e il cielo è davvero
quella chiara altezza
di cobalto
e ci sono le stelle
e quella è davvero
una falce di luna limpidissima.
Ci sono luci di lucciole
o piccole astronavi
in ricognizione
disseminate nel campo a sinistra
e nel giardino a destra
e perfino tra i piedi,
e noi,
ma soprattutto io
che domino dall’alto,
ci sentiamo dei
o torri di controllo
con il controllo del mondo,
e tutto è fermo
eppure si muove
e l’ombra è luce
e la luce è ombra
e camminiamo nel silenzio
e Tito ha il naso rasoterra
tutto il tempo
perché tutto
profuma di qualcosa
e io ho il naso per aria
perché il profumo
è altrove,
perché niente
mi basta sulla terra.

3
Ti ricordi Tito
quando avevi
paura del buio
e eri piccolo
e molto più scatenato
di adesso:
ora quando fa notte
ti ricordi
di quando abbaiavi
alle ombre
e eri vivo
più vivo di ora
che non hai più paura
e come noi
sei diventato
spaventosa notte
perso tu stesso,
e ricordi.

4
Come si riferisse
a un vento che ora non c’è
sembrava avesse senso
la preghiera del castagno
tra i castagni,
di una vita
nel tempo dispersa
e presente lì nel varco
tra le fronde
che apre alla campagna.

Ma come sarebbe
se il vento
che ora non c’è
non avesse vegliato
su noi sulla nostra,
preghiera di farci
stare qui
in vista di un castagno
che si sporgeva alto
tra i fratelli.

5
Un cane come noi,
un cane che con il buio
abbaia fra gli stecchi
e le fronde
che costeggiano la strada
e che lo inquadrano
nel nero della notte
sotto la luce del lampione
che cosa vede nella notte
un cane che non sia
sacrosanta illusione
che vi sia
un nemico nascosto
e invisibile nel bosco.

6
Il cielo è completamente
vuoto questa notte
perché la luna di febbraio
è abbagliante
e cancella le stelle
mentre qui sulla terra
gli alberi e le siepi
e l’asfalto della strada
si stagliano potenti
e ci chiedono di stare
a occupare lo spazio
che incombe
come se fosse
un’orbita possibile
questo girare e camminare
senza firmamento.

7
Un certo raggio
della luna bianca di stanotte
ha attraversato il cielo
e ha raggiunto me
il cane Tito
e poi l’asfalto.
Io in ritardo
me ne sono accorto,
il cane Tito
credo era distratto
e l’asfalto ha luccicato
per un attimo
sostituendosi con garbo
alla inadempienza
di Tito
e alla mia.

7
Il tempo di aspettare
il cane Tito
che torni
dalla sua perlustrazione
al margine del prato
non è diverso
da quello
della mia intera vita
e anche più,
se si dà retta ai saggi
che parlano di eternità
e concertano tra loro
in modo sopraffini
quale sarà
il destino dei cani
e il valore del tempo,
ma io non so
che gioco sia
questo dei tempi
e non mi va
di aspettare Tito
più di una vita.

8
Non senza
qualche peripezia
siamo riusciti
a raggiungere
questo laghetto artificiale
che serve
a irrigare i campi.
Sono seduto
a una sponda controsole
mentre Tito
che non è contemplativo
perlustra
e scopre diversivi.
Ma tutto questo
dura poco
perché il maggiore diversivo
di Tito sono io,
e morde e corre
e vuole
che gli lanci i sassi
ed è giusto così
fin tanto che sarà
il vento a occuparsi
di increspare le onde
e il sole
a farle luccicare.

9
Nel tratto
di sentiero pianeggiante
una madonna bella
ci guardava
dall’alto
del suo capitello,
ma era vano domandarle
qualche intercessione
o consiglio perché
c’era vento nel bosco
a coprire ogni
nostra parola,
a occupare con grazia
ogni pensiero
e a trasportarlo
verso la città celeste
dove le madonnine
son di casa
e sospirano col vento
ai viandanti.

10
Questo profumo
che oggi è nell’aria
accompagnato da ronzii
non lascia dubbi,
è primavera
e ci si può spogliare
delle segrete
cure dell’inverno
e attraversare i prati
con spavalderia
restituendo
alla stagione tutta
la sua sovranità
nell’alleanza
di venticello fresco e sole,
di sommamente
lucido distacco
e di rigenerato caldo
calmo profumato oblio.

11
Come ormai
tante altre volte
stamattina
con la macchina
e con Tito
abbiamo preso
uno sterrato pianeggiante
e poi giù camminando
per i campi a piedi
in un gran prato verde
seminato a foraggio
c’era un airone
o una garzetta
e un fagiano
e una ghiandaia
due ghiandaie
schizzate in volo
da una fossa di liquame
e ancora poi
in un fosso più chiaro
ha scoperto finalmente Tito
gli abitanti dell’acqua,
raganelle e pesci
che non aveva mai ancora
realizzato che esistessero
e poi di là del fosso
altrettanto sterminato
un altro prato c’era
e nel frattempo
il vento
fischiava nelle orecchie
e la terra era bianca
e tutto era coperto
dalle nuvole basse
senza che noi
potessimo sentire
l’animale di dentro
e quello che scappava
in lontananza
in fondo a ogni prato
portandosi con sé
una parte di noi.

Claudio Volpi

Nato ad Assisi, dove vive e lavora. Laureato in Lettere Moderne, si occupa di Arte e Antiquariato, ha una Galleria D’Arte nel centro storico della città. Dagli anni ottanta ha pubblicato diverse raccolte di poesie, l’ultima quest’anno con il volume “Voci Versate”, Casa Editrice Pagine Roma.

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