11 Giugno 2023

Nel biancore lunare.

Claudio Volpi
Nel biancore lunare.

“Una stremata ispirazione lirica, che si alimenta di mitezza e di tenerezza, è alla sorgente di una poesia (Spleen) di Sergio Corazzini (1886-1907). Versi scintillanti di tenerezza adolescenziale, e di sognante malinconia, di stremata dolcezza, e di friabile mitezza, che si confondono le une nelle altre. Le poesie di Sergio Corazzini, che moriva giovanissimo nel 1907, sono immerse nelle penombre della morte, che è l’invisibile interlocutrice del poeta, e questo le rende così fragili, e così tenere. Continuiamo a leggerle nella loro struggente indicibile bellezza ferita (E.Borgna).

Spleen

Che cosa mi canterai tu
questa sera?
Amica, non voglio pensare
troppo: la prima canzone
che ricordi, antica,
non importa;
una di quelle canzoni
che non si cantano più
da tanto,
che non fanno più
schiuder balconi
da un secolo. Vuoi
darmi la nostalgia
di una canzone morta?

Sei triste, mi dai pena
Questa sera; non canti,
non mi parli…
Che hai? Malinconia
di morire? Ti duoli
perché siamo soli?
Ricordi l’ultimo ballo
nel tuo salotto giallo
roso dai tarli?
Sai che è primavera?
Io non me n ‘ero accorto;
non ho rosai,
non ne ho avuto mai
nel mio triste orto.

Perché non suoni?
Langue di desiderio
quel tuo piccolo pianoforte
esangue nell’ombra; o non così,
amica,
l’anima ci sospira
nell’attesa di chi
sappia farla vibrare?

Oh, che tristezza! Pare,
nel biancore lunare,
malata di etisia,
con tute le sue porte
chiuse, la nostra via
diserta e quel fanale
solo e torbido pare
che attendono la morte
ne vegli l’agonia.

Sonetto D’Autunno

Foglie e speranze senza tregua, foglie
e speranze; non hanno rami e cuori
cadute eguali allor che i primi ori
Autunno triste su la terra accoglie?
L’anima poi che nell’audaci voglie
si disfece con gli ultimi rossori
della sua giovinezza, in foglie e fiori
malinconicamente si discioglie.
E resta il cuore e resta il ramo: soli
sospiranti in un intimo richiamo
la rossa estate e il suo viver corto.
Ma se tornino i buoni e dolci soli
primaverili, rinverranno il ramo
pien di speranza e il cuore, invece, morto.

Giardini

O piccoli giardini addormentati
in un sonno di pace e di dolcezze,
o piccoli custodi rassegnati
di sussurri, di baci e di carezze;

o ritrovi di sogni immacolati,
di desideri puri e di tristezze
infinite, o giardini ove gli alati
cantori sanno di notturne ebbrezze,

o quanto v’amo. I sogni che rinserra
il mio core, fioriscono, o giardini,
ungo i viali, ne le vostre aiuole.

Io v’amo, io v’amo, o fecondati al sole
Di primavera in languidi mattini,
o giardini, sorrisi de la terra!

Claudio Volpi

Nato ad Assisi, dove vive e lavora. Laureato in Lettere Moderne, si occupa di Arte e Antiquariato, ha una Galleria D’Arte nel centro storico della città. Dagli anni ottanta ha pubblicato diverse raccolte di poesie, l’ultima quest’anno con il volume “Voci Versate”, Casa Editrice Pagine Roma.

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