Radice universale è l’Egitto. È stato l’Egitto a dare all’umanità la prima Religione naturale della Paternità, la Religione del Padre e della Madre dell’Universo… [Vasilij Vasil’evič Rozanov]
Terra di accoglienza e tolleranza, così dicono. Oltre a ciò l’Umbria, nella sua piccolezza topografica e demografica, risuona, ogni tanto, di intensità forti come fosse una metropoli globale. A ben vedere e sentire, talvolta, soprattutto d’estate, la trama dei passaggi sonori risulta tanto fitta – come le mappe delle rotte degli aerei – da quasi trasformarne la fisionomia. Le tessiture sonore, per caso e per tendenze contingenti (e per nostre tendenziosità) possono assumere peculiari risonanze etno-cromatiche (del conseguente elucubrare social-culturale non si tratta). Saranno rifrazioni, proiezioni, sensazioni colte per una nostra particolare attitudine. Allucinazioni. Come tali le si vuole condividere.
Certe sere l’Umbria è apparsa come un vero e proprio palco esteso in uno spazio-tempo multietnico, condannandoci ad una impraticabile ubiquità. Ad esempio, in quel ventitré luglio in cui si stava ascoltando, a Santa Maria, il rumore dell’Agnelli, a Castiglione del Lago suonava il coloratissimo e sgomitante Continente Nero di Seun Kuti & Egypt.
Nel mentre, A Perugia, ai Guardini del Tempio di San Michele Arcangelo, un egiziano vero, connettore di epoche e generi, Maurice Louca, apriva uno stargate tra la tradizione e la sperimentazione, tra un Occidente entropico ed un’Africa araba instabile e dinamica, nel giardino d’una chiesa a base circolare.
Qualche settimana più tardi, il dieci di settembre, in un altro luogo assai attivo dal punto di vista culturale, Civitella Ranieri, una giovane egiziana portava una installazione lavorando con gli stessi suoni della location, contributo al progetto multidisciplinare “Casting in the Castle”, che ha coinvolto altri artisti. Nadah El Shazly, classe ottantanove, ha pubblicato a proprio nome “Ahwar” (2021), giostra di straordinari profumi meta-culturali e trans-generi, scritto con il contributo tutt’altro che secondario di Louca stesso, punta dell’iceberg di sperimentazioni dai quarti mondi.
L’Umbria della bella, afosa stagione, si stria di scie antiche e futuribili, la sua cartografia muta in un’iper-mappa di traiettorie e desideri che, per noi, ha avuto culmine nel rock del deserto di Mdou Moctar. Ma, idealmente, abbiamo intravisto il caravanserraglio delle misture multiculturali sfilare via all’orizzonte giusto in autunno inoltrato, con lo show di Idris Ackamoor & the Pyramids, a Magione, qualche settimana fa.
Non c’eravamo. (E quindi) ci stiamo facendo un film, certo. Di fantascienza misteriosofica, dalle sfumature psichedeliche, condito di eresie teologiche. Si avvicina il Natale; tutti sanno vicende della fuga in Egitto della Sacra Famiglia, della permanenza colà, fino allo scampato pericolo. Ora, la sceneggiatura è solo abbozzata, ma la colonna sonora invece è quasi definita, come (non) potete ben immaginare. C’è inclusa un’altra, (im)possibile, “Tu Scendi dalle Stelle”.
Il nuovo millennio non è stato pieno di cose brutte / Il nuovo millennio non è stato pieno / Il nuovo millennio non è stato [Sulla via di casa – Ibrahim El Sayed]