17 Settembre 2021

§1 – La famiglia

Maceo Angeli
§1  –  La famiglia

Leggi la nota introduttiva

[1] La mia famiglia era una delle tante che esistevano ai tempi quando ero ragazzino: modesta, piena di tanti problemi pratici; vicino a noi tante altre famiglie piene di problemi di fame e di miseria, che ne faceva un quartiere tipico.[2]
I primi ricordi: non so se a cinque anni, il venerdì si andava presso le monache tedesche[3] a prendere gratuitamente una pagnottella, cosa che si è ripetuta per decenni e si dice che ancora questa tradizione viene mantenuta.
La famiglia era composta dal babbo[4], dalla mamma[5] e da quattro fratelli[6]. Io ero il più piccolo[7] e perciò tutte le attenzioni erano rivolte per me e il bene dei famigliari era rivolto in maniera che era straordinario.
Mio padre fabbro aveva una bottega di giovani apprendisti e mia madre lavorava di bianco, e si tirava avanti con tante difficoltà. A sei anni cominciai ad andare a scuola, la prima elementare con il maestro Espartero Vincenti[8], il quale aveva una premura speciale nei miei riguardi ed io apprendevo con un certo risultato.
[9]Mi ricordo che mio padre era preso oltre che dai problemi del mestiere da quelli della politica, ed erano tempi assai duri perché le forze padronali ostacolavano con forza le sue convinzioni politiche. Era socialista, ed essere socialisti a quei tempi era una cosa terribile perché queste forze reazionarie e padronali erano terribili contro mio padre. Era il momento in cui da una parte i socialisti volevano far ottenere ai contadini il cinquanta per cento, chi ostacolava questo obbiettivo erano i padroni i quali con ogni mezzo andavano contro mio padre, che era stato il fondatore del partito socialista in Assisi e quindi l’obbiettivo da parte dei padroni contro di lui; ed anche il clero era contro di lui.
Momenti difficili e drammatici.
Un giorno mia madre era nervosa perché sapeva che babbo era andato a parlare a S. Maria degli Angeli ai contadini e operai della zona: ebbene i contadini aizzati dai frati, per i quali lui lottava e incitava per ottenere il cinquanta per cento, lo avevano fischiato e tirato contro di lui dei sassi, e uno di questi lo colpì alla guancia ferendolo.
Io vedendo mio padre in quelle condizioni mi misi a piangere, pensando a lui che lottava per i contadini: questi spinti dall’odio dai padroni e dai frati li aizzavano contro di lui che cercava, per il loro bene, di cambiare in meglio le loro condizioni.
I preti erano tanti allora, si accanivano contro mio padre e nell’animo mio mi cominciarono a crearmi un’angoscia, e un domandare a me stesso se la bontà che essi predicavano era giusta o una falsità. Siamo dal 1921 al 1925, periodo di dure lotte per tutta la mia famiglia che non ha mai capito perché non dovesse essere tollerato il pensiero politico e religioso dagli altri. Tutti contro mio padre che era l’uomo più buono e tollerante che mai si può immaginare.


 
[1] Una annotazione di Maceo Angeli all’avvio del foglio 8 della prima serie di fogli numerati (a partire da 1 fino a 12), indicherebbe di posporre in quella posizione il foglio numerato [0] e intitolato dallo stesso autore la famiglia. Per coerenza di racconto, si è però preferito porlo in avvio del memoriale.

[2] Come risulterà più evidente nel prosieguo, il riferimento è alla porzione di comunità assisana che si raccoglieva in prossimità di via Fontebella, dove risiedeva la famiglia Angeli.

[3] Sono così denominate popolarmente ad Assisi le suore del Monastero di Santa Croce delle cappuccine tedesche, sito in via Santa Croce al n. 4.

[4] Maceo Angeli è figlio di Artaserse Angeli, fabbro di talento artistico e agitatore politico socialista. Maggiori notizie possono essere consultate sul sito internet www.assisimia.it, nella sezione Dizionario Biografico degli Assisani.

[5] La madre di Maceo Angeli si chiamava Ginevra Brilli. Donna di una certa cultura, era originaria di Assisi della zona di Santo Stefano. Si trattava della seconda moglie di Artaserse Angeli, che aveva perduto la prima moglie in giovane età.

 [6] Oltre a Maceo, nato nel 1908 e deceduto nel 1991, ci sono stati Giuseppe, nato nel 1905, operaio meccanico a Terni e deceduto appena dopo la guerra per l’epidemia di spagnola; Balilla, nato nel 1900 e deceduto nel 1943; Angelina, nata nel 1903 e scomparsa nel 1992.

[7] L’onomastica dei figli di Artaserse Angeli e Ginevra Brilli è tutt’altro che banale. Il nome Maceo fu scelto in onore di Antonio Maceo y Grajales, eroe della guerra per l’indipendenza di Cuba dalla Spagna combattuta tra il 1868 e il 1898. Il nome completo di Angelina era, invece, “Angelina Stamura Libertà Socialista”. La ragazza lo apprese con sconcerto quando andò a fare i documenti per il proprio matrimonio, celebratosi nel 1929 a Terni con Ildebrando Conti. Nella leggenda familiare, il nome era completato da un quinto nome “Nessunomicomandi” che l’ufficiale di stato civile forse non volle accettare, o comunque riprodurre nell’estratto a fini di matrimonio. “Stamura”, meno evidente degli altri nomi nel suo significato, si riferisce ad una eroina medievale celebrata nella città di Ancona.

[8] A Maceo Angeli toccò in sorte lo stesso maestro elementare, Espartero Vincenti (di idee socialiste) che aveva prima insegnato ad un suo concittadino destinato a diventare ministro mussoliniano: Tullio Cianetti.

[9] Inizia qui la prima serie coerente di fogli numerati, a partire da 1 fino a 16, senza alcun titolo.

Edizione a cura di Francesco Lampone

Il prossimo capitolo del memoriale verrà pubblicato
giovedì 23 settembre 2021:

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