Oggi delle poesie dedicate al mese di Maggio, appena arrivato, ed alla sua Primavera, scritte da Attilio Bertolucci, Mario Novaro, Giovanni Pascoli, e una splendida in finale del nostro amato Alfonso Gatto.
Godi di Maggio
Godi di maggio che
consuma in fretta
i giorni delle rose
alla luce
spettrale delle sere,
la giovinezza non aspetta…
Ma estivo è ormai
questo silenzio intorno
alla tua casa di campagna
e al sonno dei vivi e dei morti
se il giorno va via
Attilio Bertolucci (1911-2000)
Le stagioni vengono e vanno,
maggio è tornato e non ce ne
siamo accorti che quando
abbiamo visto tentennare
con giocondo barbaglio una lucerna
fra le ombre del giardino.
Attilio Bertolucci
Sospiro
Sempre un sospiro nuovo
mi resterà nel cuore,
poi che anzi l’alba io vidi
all’oriente la luna
che in mare tendeva
languida trama
di un sogno di maggio
e Venere la seguiva
in un incanto di raggio
e cielo più terso:
mormorava il mare alla riva
e in un bruno pallor
l’aria odorava
gonfia di primavera
mentre gli uccelli
fra i rami dei pini
ancora muti
aspettavano il giorno.
Mario Novaro (1868-1944)
È maggio
A maggio non basta un fiore.
Ho visto una primula: è poco.
Vuol nel prato le prataiole:
È poco: vuole le viole; le bocche
di leone vuole e le stelline dell’odore.
Non basta il melo, il pesco, il pero.
Se manca uno, non c’è nessuno.
È quando è in fiore il muro nero
è quando è in fiore lo stagno bruno,
è quando fa le rose il pruno,
è maggio quando tutto è in fiore.
Giovanni Pascoli (1855-1912)
Torneranno le sere
a intepidire
nell’azzurro le piazze,
ai bianchi muri
la luna in alto
s’alzerà dal mare
e nella piena dei giardini
il vento fitto di case,
d’alberi, di stelle
passerà per la
grande aria serena.
Torneranno
nel sogno
anche le voci
delle famiglie
illuminate a cena,
la rapida ebrietà
del loro riso.
O finestrelle, pozzi,
logge, vetri
affacciati alla vita,
allo spiraglio
delle fresche delizie
e dei rimpianti,
o luna nuova
sulla mia memoria,
tornate ad albeggiare
con quel canto
di parole perdute,
con quei suoni struggenti,
con quei baci morsi al buio.
Siate la polpa rossa
dell’anguria spaccata
in mezzo
alla tovaglia bianca.
Alfonso Gatto (1909-1976)