14 Giugno 2020

Ahi l’Amore

Claudio Volpi
Ahi l’Amore

Nazim Hikmet (1902-1963), un Poeta che ha infiammato la nostra gioventù. ‘Per Nazim Hikmet una poesia d’amore non è mai soltanto d’amore. Egli riassume in “amore” i diversi aspetti della propria attività e della propria esistenza. Non sarebbe poeta d’amore se non fosse anche poeta di battaglie e di idee. Hikmet definisce il proprio lavoro come colloquio con l’uomo, servizio, partecipazione a tutto ciò che succede nel mondo. La sua forza nasce da un incontro e da uno scontro tra culture e modi di esistenza opposti: quello di suo nonno pascià e quello occidentale, partecipe in egual misura dell’estrema dolcezza orientale e di una certa crudezza di ritmi di tipo occidentale. Quando morì Hikmet aveva sessant’anni e li portava assai bene, salvo la malattia di cuore, che non appariva; anzi gli dava quel colorito fresco e rosato che hanno spesso i cardiopatici. Era un uomo bello e amabile, che si muoveva con grazia e vivacità, e parlava con gli altri nel modo più estroso e diretto. Era un grande poeta e un combattente assai valoroso, e piaceva alle donne. Ma questo eccesso di doti aveva come correttivo un ingualcibile candore, una capacità di fiducia, di meraviglia e di rispetto verso l’umanità e verso le cose. Non vi era in lui ombra di cinismo o di acidità; ma solo, qualche volta, di egoismo e di leggerezza. Era appassionatamente legato alla sua terra turca, ma non meno che per sua scelta che per destino. La mescolanza di razze, di culture e di esperienze diversissime ne avevano fatto un essere ricco e originale, levigato alle discipline ma sdegnoso di servire. Non si piegava ai compromessi, nemmeno a quelli che in generale, con sottile opportunismo, definiamo necessari. Questo prigioniero minacciato per anni d’impiccagione, questo poeta che non ha mai trovato un editore nel suo paese, questo malato che poteva morire da un momento all’altro, ha vissuto come un uomo libero, padrone sempre di se stesso e della sua condizione consapevolmente affrontata. Che sia morto, non ha grande importanza. Il suo modo di essere si è realizzato e espresso nella sua poesia, e tutto continua, salvo il rinnovarsi della sua personale felicità o infelicità e il battere faticoso del cuore tra un infarto e l’altro. I suoi amici, presenti e futuri, ne nasceranno ancora tra molto tempo, continueranno a leggerlo e a ritrovarlo’

1949

Sei la mia schiavitù sei la mia libertà
Sei la mia carne che brucia
Come la nuda carne delle notti d’estate
Sei la mia patria
Tu, coi riflessi verdi dei tuoi occhi
Tu, alta e vittoriosa
Sei la mia nostalgia
Di saperti inaccessibile
Nel momento stesso in cui ti afferro.

1942

Il più bello dei mari
È quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
Non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
Non li abbiamo ancora vissuti.
E quello
Che vorrei dirti di più bello
Non te l’ho ancora detto.

Mosca 1962

Ti sei stancata di portare il mio peso
Ti sei stancata delle mie mani
Dei miei occhi della mia ombra

Le mie parole erano incendi
Le mie parole erano pozzi profondi

Verrà un giorno un giorno improvvisamente
Sentirai dentro di te
Le orme dei miei passi
Che si allontanano
E quel peso sarà il più grave.

Alla Vita 1948

La vita non è uno scherzo.
Prendila sul serio
Come fa lo scoiattolo, ad esempio,
senza aspettarti nulla
dal di fuori o nell’al di là.
Non avrai altro da fare che vivere.

La vita non è uno scherzo.
Prendila sul serio
Ma sul serio a tal punto
Che messo contro un muro, ad esempio, le mani legate,
o dentro un laboratorio
col camice bianco e grandi occhiali,
tu muoia affinché vivano gli uomini
gli uomini di cui non conoscerai la faccia,
e morrai sapendo
che nulla è più bello, più vero della vita

Prendila sul serio
Ma sul serio a tal punto
Che a settant’anni, ad esempio, pianterai gli ulivi
Non perché restino ai tuoi figli
Ma perché non crederai alla morte
Pur temendola,
e la vita peserà di più sulla bilancia.

Claudio Volpi
Claudio Volpi

Nato ad Assisi, dove vive e lavora. Laureato in Lettere Moderne, si occupa di Arte e Antiquariato, ha una Galleria D’Arte nel centro storico della città. Dagli anni ottanta ha pubblicato diverse raccolte di poesie, l’ultima quest’anno con il volume “Voci Versate”, Casa Editrice Pagine Roma.

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