21 Febbraio 2025

§8 – Giocando a “Picchio”

Enzo Boccacci
§8 – Giocando a “Picchio”

Questi anni li ho vissuti da autentico Pinocchio. Pensavo solo a giocare. Il gioco della palla e del pallone prendevano molte ore del pomeriggio; mi teneva occupato anche il gioco dei bottoni: a “picchio”, a “billo”, a “totero”, a “battimuro”.
Il gioco del “picchio” consisteva nel cimentarsi tra due contendenti usando due “bottelle” (grossi bottoni) poggiati in terra a distanza di alcuni metri. Si iniziava dando piccoli “picchi” con il dito pollice, liberandolo dall’indice che lo tratteneva. Il pollice si faceva scattare facendo fare alle bottelle piccoli spostamenti strategici avanti e indietro, di lato, allo scopo di trovare la giusta distanza e la posizione ritenuta idonea per il “picchio” finale. Le mosse di studio duravano a volte molti minuti. Quando uno dei giocatori riteneva di dare il picchio ultimo lo dichiarava dicendo a voce alta: «picchio». Lo scatto del pollice veniva regolato secondo la distanza della bottella dell’avversario. Se il tiro era riuscito lo sentenziava la misurazione del giocatore che aveva picchiato, misurazione fatta con il palmo della mano: il pollice e il mignolo distesi dovevano toccare le due bottelle, stare attenti a non muoverle minimamente. A volte la misurazione avveniva usando pollice e anulare, secondo come sviluppava di più il palmo. Quando per pochi millimetri non si raggiungeva il contatto, prima di cedere la posta in palio, si stiravano le dita fino a “strapparle”. Si provava e riprovava mentre si discuteva animatamente pronunciando sempre le solite frasi: «tocco – no, non tocchi – hai mosso – no, non ho mosso», e alla fine il perdente pagava a malincuore.
A picchio vinceva il più paziente nelle mosse di studio e nel valutare bene la riuscita del picchio finale.

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