24 Marzo 2022

§28 – Musica degli inglesi, musica per gli inglesi

Maceo Angeli
§28 – Musica degli inglesi, musica per gli inglesi
Maceo Angeli. Autoritratto al violino, 1928

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Un dopopranzo, verso le ore 16.00, nella piazza del Comune gli inglesi fecero una improvvisata di colore. La banda scozzese, composta da diverse cornamuse, tamburi e due grancasse, eseguì un repertorio di musica delle loro terre, con costumi originali, che fecero dimenticare per un attimo tutte le tragedie che stavamo passando con questa triste storia della guerra. Si passò così alla presenza di nuovi padroni.
All’Albergo Subasio, dove c’erano stati fino allora i tedeschi, subentrarono gli inglesi che installarono una specie di circolo ricreativo per ufficiali, mentre il Windsor Savoia era riservato ai sottufficiali. Richiesero una orchestrina, e in breve fu organizzata da qualcuno che non ricordo il nome. Io ne facevo parte come suonatore di violino, eravamo cinque o sei in tutto, e tutte le sere ci esibivamo per le ore della prima notte in musiche per danze vecchie e tradizionali, e un po’ con le nuove che portavano loro. Di questa piccola orchestra faceva parte l’ottimo suonatore di clarinetto Masciolini di Assisi[1]. Si suonava in una sala in basso all’albergo, dove vicino c’era il giardino.
[38q] Il militare addetto alla distribuzione dei viveri per queste feste era un tale, non ricordo il nome, al quale piacevano le canzoni napoletane. Quando finiva la festa e dovevamo andarcene, mi chiamava e mi regalava ogni ben di Dio: paste, birre, bibite, pezzi di panettoni che io portavo a casa. Una sera (avevamo finito il nostro servizio) mi invitò nel magazzino attiguo alla scala di uscita, e mi pregò di attendere che gli altri suonatori fossero usciti. Mi disse di suonargli dei motivi napoletani che gli piacevano tanto, ed io misi tutto il mio impegno nell’eseguire per lui motivi assai noti della musica napoletana. Lo strano concerto a solo durò forse due ore: eseguii “Sole Mio”, “Torna a Sorrento” e “Addio mia bella Napoli”, ed altre. Piangeva dalla commozione e mi pregò di aspettare un attimo. Mi portò un pacco con ogni ben di Dio, e come finale mi consegnò una busta, con dentro delle piccole buste contenti pastiglie schiacciate, gialle e bucate. Mi disse: «Queste io le devo distribuire agli aviatori, sono delle pastiglie che servono ad essere più rigogliosi, anche sessualmente››, e mi promise che tutte le sere me ne avrebbe procurate altre.
Io non avevo bisogno alcuno di tali artifici, ma le presi così per farlo contento. La sera dopo se ne accorse di questi doni (le pastigliette parlo) Masciolini, che volle che gliene facessi dono. Si aggiunse, non so come, una tale molto bella che abitava in via Portica, e volle che facessi anche a lei dono di quella roba, invitandomi io a recarmi una sera o di giorno presso di lei, ma io non l’ho voluta mai intorno, perché benché bella mi faceva paura.


[1] La persona qui evocata è Aldo Masciolini, un talentuoso musicista che fra i primi in Umbria e in Italia si avvicinò con successo alla pratica del jazz.

Edizione a cura di Francesco Lampone

Il prossimo capitolo del memoriale verrà pubblicato
giovedì 31 Marzo 2022:

IL DOPOGUERRA E L’ANTICOMUNISMO

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