Altra figura che mi piace citare in questi miei saltuari e semplici ricordi è la figura di Antonio soprannominato “Trionfetti”, in quanto ha rappresentato, nei miei pensieri e giudizi, la persona che incarnava l’umiltà, il sacrificio, il lavoro bestiale, lo sfruttamento. Sono tempi che amaramente ricordiamo e che fortunatamente appartengono al passato.
Lontano è anche il periodo di quando “Trionfetti” a piedi nudi, con la neve, sopportando ogni tormento fisico, nelle gelide mattinate invernali, più spesso allo spuntare dell’alba, si recava a caccia della lepre. Era capace di restare immobile per lunghe ore “infrattato” tra folti rovi, con un fucile a bacchetta consumato dagli anni: poco sicuro, allo sparo “sfiaccolava” da tutte le chiusure. “Trionfetti” era infallibile nella mira, un buon carniere andava a completare il pasto della sua numerosa famiglia composta da moglie e sei figli.
Esperto agricoltore, anche se gravemente mutilato alla mano sinistra per lo scoppio anticipato di una mina, sapeva ricavare dall’avaro terreno della Costa – poco più di due ettari -, sfruttando ogni metro quadrato del suo terreno, i prodotti appena sufficienti al sostentamento della famiglia.
Antonio, detto “Trionfetti” oggi si avvia verso i novanta anni: è felice, vive in casa con Nello e Francesca a Colcacione della Costa e periodicamente è ospite degli altri figli. Lo vedo con grande gioia in macchina, spesso nei giorni festivi durante i suoi periodici trasferimenti, per trascorrere giornate felici con figli e nipoti. Il suo aspetto di personaggio da Calendimaggio non è cambiato, dritto nella persona, con i baffi sempre sull’attenti, in più c’è solo un elegante bastone laccato, che porta più per vezzo che per appoggio.
Lo sguardo acuto, “palombino”, che sa avvertire, valutare e abbracciare tutto ciò che gli si presenta innanzi! Tanti Auguri, Antonio!