31 Marzo 2022

§ 29 – Il dopoguerra e l’anticomunismo

Maceo Angeli
§ 29 – Il dopoguerra e l’anticomunismo
Manifestino elettorale con disegno di Maceo Angeli, particolare

Leggi la nota introduttiva

[39q] Le cose, sotto il punto di vista finanziario, andavano bene per me. Avevo ottenuto di insegnare presso le scuole statali già da due anni e più; oltre lo stipendio, con quello che guadagnavo alla sera andando a suonare andavo avanti a sufficienza con la famiglia.
Le cose cominciarono ad andare avanti anche con la politica, perché eravamo non più clandestini, ma alla luce del sole. Fino ad ora (era un ordine del nostro partito) non dovevamo dire a nessuno dell’appartenenza del partito comunista, mentre finalmente potevamo dire quello che eravamo. E mentre fino allora essere un antifascista era una cosa comune a tante persone che odiavano i fascisti, cominciò per me di altro motivo di disagio perché ero comunista. I primi ad aggredirmi furono i preti, i quali mi avevano in fondo aiutato nel gruppo antifascista; invece come comunista non mi potevano digerire. Ecco che comincia un secondo periodo di lotte nei miei confronti.
Mi ricordo un fatto che mi fece tanto male allora. Sposava nella chiesa di S. Damiano l’avvocato Mirti[1], e volli fargli l’improvvisata di suonargli in chiesa durante la cerimonia nuziale religiosa. Mentre stavo preparandomi per suonare intervenne un padre che contava parecchio nella famiglia dei frati, e mi proibì di suonare perché ero comunista. Questa è una delle tante offese che mi furono fatte per un lungo periodo, ed era Vescovo Mons. Nicolini[2], il quale [40q] quando ci incontravamo in occasione di riunioni pubbliche diceva parole elogiative per quello che facevo, e ironicamente mi sorrideva in faccia, ed era lui poi che dava ordini contro di me come comunista.
Nel campo della pittura per me sorsero nuovi inciampi. Effettivamente non avevo grande tempo, perché la mattina dovevo fare scuola, il pomeriggio ero occupato con la politica. Ero vicesindaco[3], e quindi fino alla notte occupato nella vita amministrativa. Mi pento oggi di aver perso tanto del mio tempo per dedicarmi alla politica, perché più tardi anche in questo campo ho dovuto pagare amaramente il mio strafare.


[1] Piero Mirti, molto più giovane di Maceo Angeli, era un brillante socialista assisano, in quest’epoca già consigliere comunale Per maggiori informazioni si può consultare la scheda del Dizionario Biografico degli Assisani nel sito internet www.assisimia.it. La data dell’episodio si situa nel giugno 1957,

[2] Si tratta di Giuseppe Placido Maria Nicolini, nato a Villazzano (in provincia di Trento) nel 1877 e Vescovo di Assisi dal 1928 su nomina di Papa Pio Xi. È stato riconosciuto in Israele giusto tra le nazioni per aver contribuito a salvare oltre 300 ebrei dalle persecuzioni nazifasciste.

[3] Maceo Angeli fece parte, come assessore ai lavori pubblici, della giunta del sindaco Sbaraglini (insieme a lui Alfredo Modestini, Sebastiano Veneziano, Mario Passeri, Antonio Diosono ed Elio Travaglia), in carica solo fino al 1947 per l’intervenuto decesso di Giuseppe Sbaraglini. Fu proprio Maceo Angeli a pronunciarne l’elogio funebre. Successivamente, fu vicesindaco con delega ai lavori pubblici nella giunta Veneziano, in carica dal 5 gennaio 1948 al 4 giugno 1952. Terminata qui la breve stagione delle giunte di sinistra al Comune di Assisi, Angeli sedette ininterrottamente in Consiglio comunale, nei ranghi dell’opposizione comunista, fino al 1978.

Edizione a cura di Francesco Lampone

Il prossimo capitolo del memoriale verrà pubblicato
giovedì 7 Aprile 2022:

IL GIALLO DEL QUADRO SCOMPARSO

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