26 Marzo 2024

Un nuovo paradiso: il cinema di santa Rosa

Mauro Balani
Un nuovo paradiso: il cinema di santa Rosa

La chiesa di Santa Maria delle Rose fu nota anche come Minore, per non venire confusa con Santa Maria Maggiore, o detta del Sopramuro, essendo in posizione sovrastante il terrazzamento alle spalle del tempio di Minerva. Nonostante fosse già documentata nel 1198 e riconsacrata nel 1726, per volontà del vescovo Palmerini, dagli assisani non venne mai considerata un riparo dell’anima, piuttosto un luogo del cuore. Un legame forte con la città sembra stretto solo a cavallo tra gli anni ’50 e ‘60 del secolo scorso, quando venne adibita a sala cinematografica su felice intuizione di don Giuseppe Biselli, sacerdote particolarmente illuminato nel porre attenzione alle istanze giovanili del tempo.

Settembre 1956

Siccome le idee camminano sulle gambe degli uomini solo se hanno i soldi in mano, fu deciso di investire otto milioni di lire nell’allestimento del nuovo cinema e di incaricare per la parte tecnica Italo Guerra. Vantava un curriculum di tutto rispetto, avendo studiato a Fermo, dove si diplomò radioamatore professionale, e gestendo il nostro più qualificato laboratorio per la riparazione delle televisioni. In Ancona fu fatto il vero affare, acquistando un proiettore Microtecnica di seconda mano ma tenuto molto bene. Di livello la squadra messa in campo: alla cassa dei biglietti Franca Costantini, moglie di Marcello Buzzao e sorella del Catuba, caramellaio Bruno Lombardi, operatore di macchina Enzo Campodifiori detto Pacchino, direttore di sala Alfio Morosi, don Giuseppe gran censore per diritto terreno e volere divino. In programmazione non c’erano solo film educativi ma anche western, storici e di avventura. Rigido il calendario: giovedì, sabato e domenica. La vera competizione non fu mai né col Metastasio né col Properzio, bensì con la Rai e con “Lascia o Raddoppia” in particolare. Quando ne venne anticipata la messa in onda dal sabato al giovedì, la parrocchia acquistò un televisore da accendere in sala mentre l’Italia veniva ammaliata da Mike Bongiorno ed Edy Campagnoli. La proiezione del film, tempestivamente sospesa per tutto il tempo della trasmissione televisiva, riprendeva solo dopo la risposta dell’ultimo concorrente alla domanda finale. Trovata questa soluzione, un problema ben più serio si presentò proprio quando doveva essere proiettato il colossal “I dieci comandamenti”: Mentre la folla in attesa invocava repliche straordinarie, Pacchino diede forfait. Don Giuseppe rincorse allora l’unica soluzione possibile: il giovanissimo ma esperto Rinaldo Della Bina. Il ragazzo era anche una bella speranza del calcio assisiate e il prete dovette convincere l’allenatore a chiedere il cambio per liberarlo dalla partita in corso. Andrà al proiettore in calzoncini corti e vi rimarrà fino al 1967, non mancando una serata e vestendo i panni anche di vivace animatore dei memorabili venerdì di quaresima. Furono serate immaginate come didattico avvicinamento alla Pasqua, atto a fortificare lo spirito di gente che si concedeva sempre malvolentieri all’ascolto dei sermoni, e tuttavia, sembrava ammorbidirsi quando il vangelo scendeva dal pulpito per salire in palcoscenico. Oltre a Don Silvio Pellico e Don Elmo Antonini, si alternarono in queste avvincenti prediche anche dei sacerdoti chiamati da fuori in quanto abili oratori. Inizialmente le serate si chiudevano con dei brevi intrattenimenti musicali che vedevano Dadda Pronti al pianoforte.

Ben presto, sospinti dalle novità musicali del tempo, irruppero sulla scena “I cinque di Assisi”, un complessino che aveva Alberto Carpisassi suo leader indiscusso. Il talentuoso fisarmonicista e tastierista era accompagnato da Rinaldo Della Bina alla batteria, Nando Mantovani alla chitarra,  Claudio Jacopi e Jofre Banditelli ai fiati. Lo spazio conquistato dalla musica in questi appuntamenti settimanali, costituì anche un’imperdibile ribalta per i giovani aspiranti cantanti. In molti ricordano ancora quando si esibirono le promettenti Adalgisa Cacciavillani e Rita Macellari. Poter contare su un pubblico affezionato e su un palcoscenico collaudato, solleticò anche l’inventiva di chi aveva poca confidenza con le note ma grande sapienza nell’uso delle parole. Francesco Frascarelli iniziò a cimentarsi in una essenziale scrittura teatrale, proponendo delle esilaranti scenette comiche che, grazie al casting di Giovanni Masciotti, videro protagonisti dei personaggi molto popolari in Assisi: Franco Balducci, Sandro Martini detto Zonzi, Giorgio Della Bina detto il Mangi, Aldino de Tedeo e, di nuovo, Rinaldo Della Bina nella veste di suggeritore, anche se dai più viene rammentato in quanto non prontissimo nell’imbeccare “Consolatrix afflictorum” a Peppe dei Cappuccini, vera star di  questo mini varietà cittadino. Purtroppo, l’attento operatore aveva tutto il diritto di distrarsi da suggeritore. Arrivava stanchissimo all’appuntamento con la proiezione serale, dovendo vedere i film già il mattino in compagnia di Don Giuseppe, che faceva puntualmente tagliare la pellicola ogniqualvolta la cinepresa si era imprudentemente soffermata su dei baci peccaminosi o delle scollature generose. Fu così che, nel tempo, il maggior vanto di Rinaldo non è più l’aver suonato la batteria per un concerto di Renzo Arbore alla Pro Civitate, ma di aver ispirato Giuseppe Tornatore nella sceneggiatura da Oscar di Nuovo Cinema Paradiso. Deve essere stato proprio così, dacché Giancaldo è un paese di pura fantasia mentre, per quanto incredibile, è realmente esistita un’altra Assisi, popolata da gente impegnata e scanzonata, che viveva con ironia anche il tempo di quaresima e, senza rinnegare le mirabolanti vite dei santi, è col cinema che alimentava la propria fantasia.

Mauro Balani

Nato in casa nel giorno bisestile, figlio di operai e nipote di contadini, laureato in scienze economiche e bancarie, dirigente d’azienda, sa preparare la torta di Pasqua e ha vinto anche un premio, crede di aver visto il regolo ma non è sicuro.

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