17 Marzo 2024

Un Assisano a Venezia

Giacomo Buzzao
Un Assisano a Venezia

Cannaregio 3092. Calle del Squero. VE, 30121. Suonare campanello Ferrari. Ultimo piano.

Da 15 mesi vivo a Venezia. Ci vivo per lei, non per me.  La amo quanto Brodskij, ma lui era un turista, io no. Vivo in una calle stretta dove non batte mai il sole. Sui balconi anonime piante grasse indifferenti alle stagioni. Penso: in un buco nero filtrerebbe più luce. Provo? Se mi sporgo e allungo il braccio dalla finestra di camera mia apro le persiane della casa di fronte. Ogni tanto si affaccia una una bella mamma, timida, oci chiari venesiani, poi tira subito le tende. Me piase el venesià. Mi xe provo a parlà Venesià. Morrrrrre do ti va moreeeee. La R di MargheRa.

Conosco parole, opere, omissioni, in Calle del Squero.  Riconosco più o meno tutte le voci del vicinato, non so a chi appartengono ma l’immagino. D’inverno solo di chi parla a voce alta. D’estate non c’è scampo. I veneziani gridano. La vecia spiona al secondo piano origlia tutto il giorno. Bestemmie che rimbalzano tra gli intonaci. Sotto a me un uomo sui cinquanta urla alla moglie che deve smettere di prendersi cura di sua madre o che dovrà farsi pagare per farlo. Lei risponde che se ne vuole andare più lontano possibile da lui, da Venesia. Al piano terra di fronte, immagino  un vecchio in canottiera e ciabatte che guarda la televisione. Tutte le mattine verso le 7 scatarra poi sputa nel lavandino. Chi ha il gallo che canta, chi il vecchio che scatarra. Alle 8.30 arriva la spazzina. “Spazzinaaaaaaa” e suona il campanello. Mi scusi ma se io volessi dormire? Tanto dormo poco, se dormo. Alle 5 la coinquilina si alza, va a Vicenza ad insegnare. Ha le scale sopra la mia stanza da Harry Potter, mi sveglio con una bestemmia che sibila  tra i denti stretti.  Sono afflitto da una forma di Bruxismo blasfemo.

Le scale d’ingresso sono fatiscenti, palle di pelo di gatto rotolonati, mai visto un gatto, nessuno le pulisce da mesi, c’è puzza di minestrone, si ma chi lo cucina? mi ricorda la mensa dell’asilo, boh.

Venezia, io sto qua per te! Sono precario. A 30 anni condivido la casa con 3 persone. Il letto occupa la quasi totalità della superficie dei 9m2 della mia stanza. Pago l’affitto a un vecchio spilorcio. Coi miei soldi ci gioca a golf in terraferma can de dio.

Venessia sto qua per te e per gli amici. Che bea te si. Io odio le macchine. Qua non ci sono –  Vado al Conad, 2 minuti. Piscina Sant’Alvise, 5 minuti. Si entra col tesserino a timbri. Venesia te si un po’ analogica.

Spazi immensi per il passeggio disordinato, marciapiedi non necessari, quelli fateli a Mestre, grazie! Noi andiamo in orizzontale quando ci pare! Fanculo le macchine, fanculo il pil. 10 minuti a piedi, Giorgione Cinema d’Essai. 7 minuti Campus Economico, lavoro.

Al lavoro. Lavoro a San Giobbe. C’è il campus economico: è stato rignerato, prima era un macello, un campo di sterminio. E ho detto tutto.

Però io a lavorare proprio non ci riesco. Lo confesso. Ma ti ga a lavurà altri trentacinco ani!  Sedatemi. Legatemi.  Prendetemi a bastonate! Non riesco a stare seduto. Non riesco a concentrarmi, non riesco a produrre. Adesso questo cazzo di computer lo prendo a morsi, giuro. Voglio camminare. Voglio usare il corpo, muoverlo, produrre acidolattico, endorfine. Voglio giocare a calcio sul canale. Voglio fare battute tutto il tempo. Signora mi capisce? Non posso lavorare, non fa per me. Non riesco a produrre. Non voglio produrre. Sono Oblomov io signora, voglio guardare i gladiatori nell’arena, io sono fatto per stare sugli spalti, signora.

Il capo dice: Ma tu ci devi credere in quello che fai! Devi avere passione! La ricerca è passione!

Guardi capo io Voglio sdraiarmi su una roccia come una lucertola. Con la lingua: blup-blup.  Ecco là una  cavalletta, blup-blup, adesso la acchiappo, gnam gnam. I don’t want to talk business!

Ho studiato abbastanza signora. Mi me merito a pensiò.  Perché accanirsi cancaro de dio?

Venesia me piasi tanto.

A Venezia sono felice coi miei amici. Bruno Costi Bene Ila Manfre. Spritz col Select, col Cynar, troppi.  Manfre dice “a Venezia bevo tanto. Pure un po’ troppo. (scusa mamma). Ma non bevo mai da solo. Che comunque. Mica male. A Venezia sono spesso ubriaco. E innamorato. (tanto vino) Zero baci.” Gli voglio bene.

Spazi immensi, bambini sulla strada che giocano, cani piccoli, grandi che cagano in giro. I padroni raccolgono con foglio di giornale e lanciano la merda nel canale.

Venezia (paese) città vera. C’è il mercato del pesce.  Più di uno! Ne conosco almeno tre. Rialto, Guglie, Campo Santa Margherita. I Cocai lottano per gli scarti. Piccioni, che lottano per gli scarti degli scarti.  Metafora della vita.  Arriva un labrador caccia tutti. Sono vegano, mi dispiace per i pesci, ma questa  città deve vivere ancora e i veci magna e moeche e e sarde in saor.

Nel 1970 tra isola e Giudecca si contavano 170mila teste in 5km2. Oggi ne restano 47mila. Ci sono 49mila posti letto registrati per turisti. Locazione turistica su un campanello ogni due. Can de dio.

Nono, sono di Assisi ma vivo qua, non sono un turista, signora. Quelli arrivano, intasano, consumano tonnellate di materia prima-semilavorati-prodotti finiti, airbnbificano, selfieficano sui ponti, trolleyificano sui sanpietrini, experiencieficano, poi tornano a fare in culo in Texas signora mia. Io torno ad Assisi ogni dieci giorni sull’Intercity 594 delle 15:34 e torno quattro giorni dopo con il 592 delle 17:37, binario 3 o 4 dipende.

I venessiani sono un po’ come gli Assisani ma col barchino. Campano di rendita. Trattano male i turisti, fanno bene. Airbnbifficano la città, fanno male. Gettano le cicche nel canale. Maledetti.

Fanno i Schei.  Gue Sboro!

Sembrano mediocri. Sono felici. Ci sono le bocciofile, i veci e le vecie bevono n’ombra de vin alle 11 di mattina. Socializzano. Mia nonna non si sentirebbe sola a Venezia. Alle case nove d’Assisi è isola-ta.

A 30 anni ho l’amore vero. Ho L’amicizia vera.
Vivo a Venezia. Vivo ad Assisi. Viva dio.
Peccato il lavoro. Peccato la salute.

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Giacomo Buzzao

Ha alternato esperienze di studio e lavoro tra Londra, Madrid, Barcellona, Lisbona e Parigi dove si è laureato nel 2017. Poi ha girovagato per il Sud America in cerca di risposte: non ne ha trovate ma adesso è dottorando in Economia presso l’Università degli Studi di Perugia.

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