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Le Storie di Assisi

Santa Maria degli Angeli, Assisi e il Trenino

Santa Maria degli Angeli, Assisi e il Trenino

21 Giugno 2020

di Carlo Cianetti

La città di Santa Maria degli Angeli ha una grande ricchezza, che è la gente che la abita. Una fusione di culture e di provenienze, ma anche una solida comunità radicata da secoli con un attaccamento al campanile tenace, più ancora di quello degli assisani.
Sono ancora nella memoria dei più attempati le sfide a pallone, i derby fra Angelana e Assisi, momento in cui le tifoserie marcavano una diversità quasi etnica, due popoli distinti, ma distanti poco più di un paio di chilometri.
Santa Maria degli Angeli allora era una frazione, calcisticamente molto avanzata e combattiva, spesso migliore della compassata Assisi. Oggi di fatto Jangeli è il capoluogo amministrativo e sociale del comune. Merito (o demerito?) anche delle politiche delle amministrazioni Bartolini-Ricci, che hanno progressivamente impoverito Assisi centro storico e potenziato, per converso, il maggiore centro abitato.
Eppure Santa Maria, per usare un’espressione molto poco tecnica, non c’ha ‘n verso. E’ un assembramento di vie e di case, cresciute un po’ come si fa con le costruzioni Lego, lì dove c’era spazio o dove lo spazio l’hanno creato a forza.
Il grande dispendio di energie che l’allora sindaco Bartolini ha impiegato per dare una dignità alla piazza centrale, non ha prodotto il risultato che era nell’intenzione del committente, ovvero creare un polo sociale, un punto di incontro.
Non è accaduto anche perché nel frattempo si è continuato a spargere cemento senza un progetto, senza che si sia mai interpellato un urbanista. Solo operazioni edilizie a vanvera, come capitava e come conveniva.
Così oggi abbiamo il PUC, un brano di città incompiuto da un decennio, ma che anche quando sarà finito, viste le premesse e quel che già esiste, risulterà corpo avulso, esteticamente imbarazzante, paesaggisticamente devastante.
Così, come mostruose, a vedersi dall’alto, appaio i palazzoni di fine anni Ottanta, costruiti attorno alla Montedison. Un’invasiva operazione commerciale priva di buon senso.
Nel frattempo piccole (non sempre) case crescono nello spazio fra Santa Maria e Assisi. È della gestione Ricci la lottizzazione di via Borsi (Madonna delle Grazie), a coprire le casette a due piani oltre le quali avanza la campagna fino ai piedi del Colle. Un progetto spregiudicato, sul quale aveva messo ingegno anche un geometra-assessore. Per ora si son viste solo opere di urbanizzazione, la speranza è che il permesso a costruire rimanga sulla carta.
Infine il muro della ferrovia, quello che interrompe via Patrono d’Italia. Come è tollerabile che la storica via di congiungimento fra due fondamentali mete francescane, che esiste da tempi immemorabili, sia stata recisa da un muro orribile, che ne interrompe non solo la viabilità anche pedonale (fu necessario per superare l’ostacolo del passaggio a livello), ma ne blocca proprio la visuale? Non si poteva lasciare almeno la vista fra una parte e l’altra della ferrovia?
Opere fatte male, senza criteri e visione, perché esistevano dei finanziamenti, oppure perché portavano profitti, alla politica e alle imprese, ma che hanno devastato lentamente un territorio. In casi come questi, per dirla con i marxisti, la città è il luogo in cui la vita pubblica mostra la sua brutale subordinazione agli interessi privati.
Santa Maria degli Angeli, quindi, è il centro più importante del territorio, ma come dicevamo non ha luoghi di incontro veri e propri, non ha parchi, non ha spazi dove fare sport liberamente (playground), non ha punti di aggregazione culturale, non è una struttura organizzata. Nasce e cresce un po’ a casaccio intorno alle vie principali che la collegavano a Perugia, Foligno e Assisi.
Inutile dire che nessuno, dal dopoguerra in poi si è davvero concentrato su questo cittadina. Poi ci ha pensato Giorgio Bartolini a colmare questa lacuna, con tanti soldi e poche idee.
Ora è il caso di pensare ad Assisi e Santa Maria degli Angeli insieme, prima ancora che al resto del territorio comunale, per un processo di rigenerazione che a cascata deve coinvolgere anche le altre frazioni.
All’inizio degli anni Novanta si affacciò un mostro sulla scena assisiate: il vettore ettometrico. Piovve una quantità mostruosa di critiche. La contrarietà al progetto della maggioranza dei cittadini fu, probabilmente, una delle ragioni per cui Giuliano Vitali perse le elezioni del 1996.
Non era una cattiva idea, forse avrebbe cambiato in meglio la vita delle due città e migliorato la gestione dei flussi turistici. È il caso di riparlarne?

Santa Maria degli Angeli, Assisi e il Trenino

di Carlo Cianetti

Pubblicato in data 21 Giugno 2020