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Le Storie di Assisi

La Grazia Radiosa

a cura di Claudio Volpi

La Grazia Radiosa

Sandro Penna (1906-1977) ha una sua unicità ‘nell’assoluta purezza del timbro, nella classica semplicità del canto, in ciò trovando una fisionomia davvero riconoscibile come poche. La brevità delle sue strofe, la cantabilità a tratti provocatoria e sempre dolcissima dei suoi versi, il riproporsi continuo del tema erotico, hanno fatto delle sue poesie il canzoniere d’amore probabilmente più intenso e originale del Novecento. Le figure da lui evocate appaiono nella brevità luminosa di uno scorcio, nella grazia senza commento di brevissime composizioni., con un tocco che stupisce o incanta per la raffinatezza a volte gioiosa, a volte malinconica o distratta dei suoi versi perfetti. C’è nella sua poesia un’originale forma di realismo lirico, che si dipana in una presenza costante di figure, luoghi, movimenti umani, fino all’improvvisa e sempre folgorante sentenziosità garbatissima di alcune quartine, che inducono a riflettere sul suo straordinario amore per la vita. Il suo osservare, da un luogo appartato e in ombra, o viceversa da una presenza incerta e precaria il muoversi delle cose, l’atteggiarsi degli uomini, dei “ragazzi”, nei loro attimi fuggenti che egli sa cogliere e fissare in modo inconfondibile, chiariscono il senso a volte difficile da penetrare del confondersi nei suoi versi di amore e dolore, di gioia di vivere e di cupa malinconia, di oppressione dolcemente esibita della fuggevolezza delle cose. Ed è proprio rispetto a queste ultime, alla realtà esterna vista nella complessità del suo articolarsi e del suo apparire, del suo toccare emotivamente l’attore o lo spettatore della vicenda, che si avverte l’angoscia del poeta, colto dal misterioso fascino della vita, della sua molteplicità riducibile in effetti a pochi modelli, a poche figurine esemplari, preso dal desiderio di esserne parte fino in fondo, ma al tempo stesso impossibilitato a parteciparvi, o addirittura escluso, tagliato fuori. Comunque, alla fine, c’è la squisitezza dei suoi versi, la loro chiarezza, grazia e limpidità.

Se la vita sapesse il mio amore!
Me ne andrei questa sera lontano.
Me ne andrei dove il vento mi baci
Dove il fiume mi parli sommesso.

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Ma chi sa se la vita somiglia
Al fanciullo che corre lontano…

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Se mezzanotte viene, ancora gli uomini
Sono attaccati al bicchiere e all’amico.
Ma richiamato ai sogni di domani
Con lenta grazia già ripiega un volto
Adolescente.

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Io vorrei vivere addormentato
Entro il dolce rumore della vita.

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Il mio fanciullo ha le piume leggere.
Ha la voce sì viva e gentile.
Ha negli occhi le mie primavere
Perdute. In lui ricerco amore non vile.

Così ritorna il cuore alle sue piene.
Così l’amore insegna cose vere.
Perdonino gli dei se non conviene
Il sentenziare su piume leggere.

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Un fanciullo correva dietro un treno.
La vita-mi gridava- è senza freno.
Salutavo, ridendo con la mano
E calmo trasalivo, indi lontano.

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Forse invecchio, se ho fatto un lungo viaggio
Sempre seduto, se nulla ho veduto
Fuor che la pioggia, se uno stanco raggio
Di vita silenziosa… (gli operai
Pigliavano e lasciavano il mio treno,
portavano da un borgo a un dolce lago
il loro sonno coi loro utensili).
Quando giunsi nel letto anch’io gridai:
uomini siamo, più stanchi che vili.

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Felice chi è diverso
Essendo egli diverso.
Ma guai a chi è diverso
Essendo egli comune.

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Amore, amore,
lieto disonore

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Forse la giovinezza è solo questo
Perenne amare i sensi e non pentirsi

La Grazia Radiosa

a cura di Claudio Volpi

Pubblicato in data 21 Giugno 2020