Sostieni

Le Storie di Assisi

Francesco va a morire

Francesco va a morire

06 Aprile 2020

di Elvio Lunghi

Christiane – Christiane è la mia sposa – mi dice sempre che sono noioso: tutte le volte che si torna a casa, da Foligno o da Perugia, Bettona, Bastia e Castelnuovo, passando sotto il colle le dico quanto è bella Assisi. Non lei: Assisi. Che bella è bella sì, la scusa per farmi perdonare di averla sposata obbligandola a fermarsi qui in Italia, anzi in Umbria: senza birra, senza Würstel, neanche il mare tedesco di Milano Marittima o Cesenatico. E dire che le dico è bella Assisi senza chiamarmi Francesco: a Santa Maria sono nato senza alcun merito, semmai dovessi morire mi chiudo in casa e sono già al traguardo; vorrei vedere se verrà qualcuno a mettere una targa davanti a un distributore di benzina o ai negozi del Conad, con scritto: “Qui è passato Elvio Lunghi tornando a casa”. E allora perché a Francesco sì? La storia della benedizione la raccontano i Fioretti, quando Francesco stava pieno di acciacchi ospite nella residenza vescovile di Santa Maria Maggiore, e venne in mente ai suoi frati prenderlo in braccio a portarlo giù alla Porziuncola, accompagnato da molti cittadini: “E giungnendo a uno spedale ch’era nella via, santo Francesco disse a quelli che ‘l portavano: «Ponetemi in terra e rivolgetemi verso la città». E posto che fu con la faccia verso Ascesi, egli benedisse la città di molte benedizioni, dicendo: «Benedetta sia tu da Dio, città santa, imperò che per te molte anime si salveranno e in te molti servi di Dio abiteranno e di te molti saranno eletti al reame di vita eterna». E dette queste parole, sì si fece portare oltre, a Santa Maria degli Angeli”.

Insomma, quale strada ha fatto Francesco per venire a morire alla Porziuncola? È uscito dal Palazzo Vescovile della Spoliazione, condotto dai frati e hanno preso per dove?  La via della Polinara, che passa davanti alle suore benedettine di San Paolo e di Sant’Apollinare e scende giù a precipizio verso San Pietro, ancora non c’era; e non c’erano neanche le porte urbiche del Sementone e di San Pietro, che furono aperte quando si ampliarono le mura di Assisi a fine Duecento. Se voleva uscire da questa parte doveva arrivare fino a piazzetta Garibaldi, dove c’era la porta urbica romana sotto la casa di Tardioli, e li prendere per Valecchie, passare dietro la Montedison e arrivare a Tordandrea: c’è tutto su Google maps. La strada di circonvallazione per le automobili, che gira intorno alle mura medievali e scende con ampie curve verso la valle, fu costruita soltanto nel 1922, per cui se i frati avessero voluto scendere alla Porziuncola prendendo la strada mattonata, avrebbero dovuto percorrere un lungo tratto all’interno delle mura, fino alla Porta di Panzo, e da lì scendere fino a San Pietro e giù di corsa in mezzo ai campi in direzione di Costano e di Bettona. La prima casa che s’incontra sulla valle, lungo la via Francesca, è casa Gualdi, antico ospedale di San Salvatore delle Pareti, e lì si legge una lunga iscrizione fatta collocare nel 1910 dalla Società Internazionale di Studi Francescani: “Il beato Francesco sentendo prossima la sua morte si fece portare in letto / da Assisi a S. Maria della Porziuncola. Come quei che lo portavano furono qui giun/ti di fronte all’antico ospedale dei Crocigeri detto anche S. Salvatore delle Pareti …”. Solo che da lì Assisi non si vede, cioè si vede la chiesa papale di San Francesco sul colle dell’Inferno, l’abbazia di San Pietro e la Cittadella Christiana. L’Assisi romana dei tempi di Francesco guardava verso sud. Da casa Gualdi si vede la punta della Torre del Popolo che è stata ultimata nel 1310.

L’alternativa, o meglio la strada più diretta, usciva dal palazzo Vescovile, risaliva un tratto di via Sant’Agnese e usciva per la porta di Moiano, sotto la prima cattedrale di Santa Maria Maggiore, scendeva la via dell’Arce in direzione di Urvinum Hortense, l’odierna Collemancio, tra mausolei romani, fonti Gallette e ospedale dei lebbrosi. Lì c’è la chiesa della Maddalena, che era per servizio dei lebbrosi ma anche di Francesco e dei suoi primi compagni quando cercarono rifugio a Rivotorto. La Porziuncola è a due passi e per questa strada ripassò il il 4 ottobre 1226 il corteo che riportava in città il corpo di Francesco morto, passando per San Damiano per un ultimo saluto a Chiara. Da questo punto si ammira Assisi in tutto il suo splendore: è questo a mio parere l’orizzonte dal quale Francesco si voltò a benedire la città, secondo il racconto di fra Leone nella Compilatio Assisiensis: “Signore, credo che questa città sia stata anticamente rifugio e dimora di malvagi iniqui uomini, malfamati in tutte queste regioni. Ma per la tua copiosa misericordia, nel tempo che piacque a te, vedo che hai mostrato la sovrabbondanza  della tua bontà, così che la città è diventata rifugio e soggiorno di quelli che ti conoscono e dànno gloria al tuo nome e spandono profumo di vita santa, di retta dottrina e buona fama di tutto il popolo cristiano….”.

Christiane oramai mi lascia fare, ma salendo ad Assisi è questa strada che mi piace seguire. È la strada che porta a San Masseo dei monaci di Bose, la comunità fondata da Enzo Bianchi dove vado per la Messa domenicale. In questo angolo del colle storico di Assisi tutto ha l’odore di Francesco, le strade, le vigne, le chiese. In gioventù scendeva la via dell’Arce partendo dalla sua casa in via Ceppo della Catena e arrivava alla Maddalena per incontrarvi i lebbrosi. Giovane mercante vendette le sue stoffe a Foligno e donò il ricavato a un povero prete in San Damiano. Restaurò San Damiano per Chiara. Ripassò per questa via per benedire Assisi città del cuore. I suoi frati ne risalirono la china portanto il suo corpo santo, passando per San Damiano, arrivando a San Giorgio. Insomma: cosa potrebbe chiedere di più Assisi? Essere guardata dai suoi occhi, allietata dalle sue canzoni, sentirsi dire sei bellissima. Perché non imitarlo? Perché non fare altrettanto?

Francesco va a morire

di Elvio Lunghi

Pubblicato in data 6 Aprile 2020