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Le Storie di Assisi

Non è assisano ma ci affidiamo ad Ansano…

Non è assisano ma ci affidiamo ad Ansano…

04 Aprile 2020

di Paola Mercurelli Salari

Se l’uomo medievale affidò ad ex voto, come i gonfaloni contra pestem, il suo ringraziamento a Dio per lo scampato contagio, l’uomo di oggi si è unito alla potente preghiera di uno solo, papa Francesco, per chiedere all’Eterno e alla Madonna la fine della pandemia. Ma poi, in cuor suo, ciascuno di noi invoca ogni giorno il proprio Dio, di fede o di scienza che sia…

Non dimentichiamoci allora di impetrare nelle nostre preghiere quei santi taumaturghi ai quali la fede e la saggezza popolare hanno fatto ricorso in passato per i bisogni corporali. Primi tra tutti i santi dottori

Cosma e Damiano, sempre rappresentati con strumenti medici, ferri chirurgici e vasi da farmacia perché in ogni momento pronti a soccorrere qualsiasi ammalato.

Per malattie specifiche, però, si invocano patroni dedicati, per dirla con le parole del poeta ci si rivolge a

“ … santi alla buona, santi famigliari , [che] non stanno inoperosi sugli altari … (Vincenzo Cardarelli)”: Rocco e Sebastiano, talora associati a Rosalia e Bruno, per la peste e le epidemie in genere, Biagio per i problemi di gola, Albertino da Montone per le ernie, Vitale d’Assisi per i genitali, Antonio Abate per il “fuoco” a cui dà nome, Anna ed Elisabetta per la sterilità e i dolori del parto, Margherita d’Antiochia e Antonio da Padova per scampare i rischi in gravidanza, Marta per le diete terapeutiche, Valentino e Vito per l’epilessia, Agata per i seni, Lucia per gli occhi, Apollonia per i denti, Bavone per la pertosse, Caterina d’Alessandria per il latte materno, Egidio per la zoppia, Gennaro per il sangue e così via…

Ma in tempi come questi corre obbligo impetrare Ansano, patrono di Siena. Questi, denunciato dal padre per aver predicato la fede e impartito il battesimo ai senesi, viene decapitato dopo aver superato le prove del fuoco e dell’olio bollente. Il santo è solitamente rappresentato come un elegante giovane con il vessillo della Resurrezione in mano, ma ad Assisi se ne conservano tre immagini di singolare iconografia.

Nella più antica, dipinta in Santa Maria Maggiore all’inizio del Quattrocento, è raffigurato con una trachea tra le mani; nella seconda, realizzata da Matteo da Gualdo in San Paolo nel 1475, alla trachea si aggiungono cuore, polmoni e fegato, una composizione di viscere che si ripete nell’affresco sulla controfacciata dell’oratorio dei Pellegrini, eseguito intorno al 1480 da un pittore tradizionalmente identificato con Andrea d’Assisi detto l’Ingegno o, più verosimilmente, con il giovane Pietro Perugino.

Non si conoscono i nomi dei committenti, ma tutti e tre furono probabilmente pellegrini che, trovatisi a passare per Assisi, dopo aver percorso un diverticolo di quella via Francigena che tappa fondamentale faceva a Siena, guariti da una malattia interna, con ogni probabilità alle vie respiratorie per evidenza di trachea e polmoni, resero grazie per lo scampato pericolo.

Nel paradiso personale che ciascuno di noi va costruendo in questi giorni dovrebbe allora trovar posto anche il giovane Ansano, senza dimenticare però Luca e Raffaele che stendono la loro mano sul personale sanitario e con loro Alberto Magno, patrono delle scienze e degli scienziati.

Non è assisano ma ci affidiamo ad Ansano…

di Paola Mercurelli Salari

Pubblicato in data 4 Aprile 2020