25 Marzo 2020

I due saponi

Mauro Balani
I due saponi

Tra le vittime della Spagnola, piangiamo ancora la fiducia incondizionata nella scienza, pur guadagnata sul campo durante la seconda metà del secolo decimonono. Quel flagello è ancora considerata la madre di tutte le pandemie. In un articolo apparso nel  2007 sulla prestigiosa rivista “Le Infezioni in Medicina”, Sergio Sabbatani e Sirio Fiorino, due autorità in materia, ricordano che la Spagnola interessò l’Italia durante la tarda primavera del 1918 e i primi tre focolai furono segnalati in maggio ad Assisi, Domodossola e La Spezia. Un triste primato che vide reagire la nostra città senza limitarsi a invocare la protezione di Francesco, scambiando il Santo  per  un farmaco da banco.  La nostra amata terra divenne avveniristico laboratorio per una  rivoluzione nelle discipline di Igiene e Profilassi, resa possibile dalla incondizionata riappacificazione in nome del bene comune. Storicamente Assisi è sempre stata divisa in due consorterie: Maiores/Minores, Guelfi/Ghibellini, Conventuali/Minori.

Anche in quegli anni opposte fazioni nutrivano un divisivo pensiero e proprio in tema di sanificazione. I cultori della “liscìa colata” mantenevano le distanze dai  fanatici del “sapone ingrassato”. Ognuno di loro custodiva gelosamente dosi e ricette. Gino Filino era esperto di lisciva e così la rammentava: “Brucia la buona legna di faggio o quercia, passa al setaccio la cenere, falla bollire in acqua di fonte e lascia decantare l’intruglio. Il liquido che viene a galla, in parsimonia, è pronto all’uso”. Titino Trebbotte era un disco incantato nel ridire del proprio sapone: “Nel bene e nel male macellate il maiale. Preferite gli scarti tra tutto, in ugual misura di sugna e di strutto. Con affronto alla fame nostrana, lardo e soda nell’acqua piovana. Rimestate per ore a vivace bollore. Lasciate freddare, fatene pezzi da stagionare”.

Ma le due popolari prassi igienizzanti non sembrarono arginare la trasmissione del virus che in città continuava a far vittime tra l’una e l’altra schiera. Stremati dalla malattia, Gino e Titino decisero di rinunciare all’orgoglio, rispondendo all’invito di incontrarsi presso la farmacia dei Sorcini.  Senza rivolgersi parola, avevano fatto la stessa pensata.

L’aria era malata e impure le gocce tra i venti, amara ogni  fonte e malsana la terra.

Ricevuta la soda dal farmacista, unirono le forze e casa per casa recuperarono  i malcelati grassi di maiale per farli sciogliere nella liscìa, non più nell’acqua.

Il risultato sembrò assolutamente sorprendente. Distribuito il liscivo sapone un pezzo a famiglia tutti lo assunsero a cura della persona. Dopo breve tempo, la Spagnola in Assisi fu solo un triste ricordo.

Avrebbe fatto il suo decorso comunque o si rivelò miracolosa la nuova saponificazione? Di certo un merito lo ebbero Gino e Titino. Non si può cambiare il mondo facendosi scudo dei propri privilegi, perseverando nelle proprie certezze, parlando senza ascoltare, guardando senza vedere.

Mauro Balani
Mauro Balani

Nato in casa nel giorno bisestile, figlio di operai e nipote di contadini, laureato in scienze economiche e bancarie, dirigente d’azienda, sa preparare la torta di Pasqua e ha vinto anche un premio, crede di aver visto il regolo ma non è sicuro.

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