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Trimestrale di Cultura, Spettacolo e Turismo

I due saponi

I due saponi

di Mauro Balani

Tra le vittime della Spagnola, piangiamo ancora la fiducia incondizionata nella scienza, pur guadagnata sul campo durante la seconda metà del secolo decimonono. Quel flagello è ancora considerata la madre di tutte le pandemie. In un articolo apparso nel  2007 sulla prestigiosa rivista “Le Infezioni in Medicina”, Sergio Sabbatani e Sirio Fiorino, due autorità in materia, ricordano che la Spagnola interessò l’Italia durante la tarda primavera del 1918 e i primi tre focolai furono segnalati in maggio ad Assisi, Domodossola e La Spezia. Un triste primato che vide reagire la nostra città senza limitarsi a invocare la protezione di Francesco, scambiando il Santo  per  un farmaco da banco.  La nostra amata terra divenne avveniristico laboratorio per una  rivoluzione nelle discipline di Igiene e Profilassi, resa possibile dalla incondizionata riappacificazione in nome del bene comune. Storicamente Assisi è sempre stata divisa in due consorterie: Maiores/Minores, Guelfi/Ghibellini, Conventuali/Minori.

Anche in quegli anni opposte fazioni nutrivano un divisivo pensiero e proprio in tema di sanificazione. I cultori della “liscìa colata” mantenevano le distanze dai  fanatici del “sapone ingrassato”. Ognuno di loro custodiva gelosamente dosi e ricette. Gino Filino era esperto di lisciva e così la rammentava: “Brucia la buona legna di faggio o quercia, passa al setaccio la cenere, falla bollire in acqua di fonte e lascia decantare l’intruglio. Il liquido che viene a galla, in parsimonia, è pronto all’uso”. Titino Trebbotte era un disco incantato nel ridire del proprio sapone: “Nel bene e nel male macellate il maiale. Preferite gli scarti tra tutto, in ugual misura di sugna e di strutto. Con affronto alla fame nostrana, lardo e soda nell’acqua piovana. Rimestate per ore a vivace bollore. Lasciate freddare, fatene pezzi da stagionare”.

Ma le due popolari prassi igienizzanti non sembrarono arginare la trasmissione del virus che in città continuava a far vittime tra l’una e l’altra schiera. Stremati dalla malattia, Gino e Titino decisero di rinunciare all’orgoglio, rispondendo all’invito di incontrarsi presso la farmacia dei Sorcini.  Senza rivolgersi parola, avevano fatto la stessa pensata.

L’aria era malata e impure le gocce tra i venti, amara ogni  fonte e malsana la terra.

Ricevuta la soda dal farmacista, unirono le forze e casa per casa recuperarono  i malcelati grassi di maiale per farli sciogliere nella liscìa, non più nell’acqua.

Il risultato sembrò assolutamente sorprendente. Distribuito il liscivo sapone un pezzo a famiglia tutti lo assunsero a cura della persona. Dopo breve tempo, la Spagnola in Assisi fu solo un triste ricordo.

Avrebbe fatto il suo decorso comunque o si rivelò miracolosa la nuova saponificazione? Di certo un merito lo ebbero Gino e Titino. Non si può cambiare il mondo facendosi scudo dei propri privilegi, perseverando nelle proprie certezze, parlando senza ascoltare, guardando senza vedere.

I due saponi

di Mauro Balani

Pubblicato in data 25 Marzo 2020